Workflow felice: i risultati del questionario

Lo scorso anno, per l’intervento sulla gestione del flusso di lavoro che ho tenuto a Libri in Baia, invitata dalla Bottega dei Traduttori, ho messo a punto un questionario a cui hanno risposto 70 professionisti. Avevo promesso di rendere noti i risultati e oggi, con un po’ di ritardo (ehm, ho accumulato troppo lavoro!), lo faccio.
Prima di passare alle mie considerazioni, però, ci tengo a ringraziare Silvana Collura, admin del gruppo facebook in cui ho potuto condividere il questionario, raccogliendo contributi preziosissimi. Grazie anche a tutti coloro che hanno risposto.

E ora andiamo al sodo!

#workflow felice per #traduttori: i risultati del mio questionario del 2018! Condividi il Tweet

L’impostazione del questionario

Mi è stato chiesto un intervento sulla gestione del flusso di lavoro, grazie anche al mio corso gratuito Pillole di produttività: ho quindi scelto 9 domande che vertevano sul rapporto con le scadenze, sull’organizzazione generale e specifica e infine sulla produttività oraria e resa massima.

Questo mi è servito per capire essenzialmente che direzione dare al mio intervento: avevo già in mente un’impostazione generica, ma il tutto si è definito meglio proprio grazie ad alcune risposte che ho ricevuto.
In un caso, i partecipanti all’indagine potevano servirsi della risposta “Altro (specificare)” per esplicitare meglio la loro risposta: in 10 hanno utilizzato questa possibilità.

In questa pagina trovi un grafico di tutte le domande e le relative risposte: io mi concenterò sulle considerazioni personali che ho fatto leggendole e preparando il mio intervento.

Considerazioni sulle risposte

Quello che è emerso dal questionario è che la maggior parte di chi ha risposto ha problemi di varia natura con l’organizzazione in generale e con la gestione del flusso di lavoro in particolare.

Soltanto in 9 hanno risposto di non arrivare mai alla consegna con l’acqua alla gola: se per la maggior parte (il 48%) si tratta di un evento sporadico, è la norma per quasi il 10% dei partecipanti. È un dato interessante su cui interrogarsi, perché indubbiamente indica un trend non proprio positivo.

La domanda successiva chiedeva se capitava di avere una discrepanza tra le ore di lavoro previste e quelle effettive. Anche in questo caso, la maggioranza, pari a quasi il 56%, ha risposto “spesso”, mentre il 10% afferma di lavorare sempre più ore del previsto. Anche questo è un dato interessante: c’è una difficoltà nello stabilire quanto tempo richiederà un determinato progetto e/o nel capire quando si è “pieni” di lavoro al punto da non poter accettare altri progetti.

Alla terza domanda abbiamo però un dato positivo: la maggior parte dei partecipanti riesce a capire che cosa li porta a lavorare troppo (e, quindi, avrà meno difficoltà a porre rimedio alla cosa). Soltanto 2 persone su 70 hanno risposto di non riuscire mai a individuare la causa del problema.

Con la quarta domanda ho chiesto di dare un voto alla propria capacità di organizzazione: la maggioranza si dà un 8, ma c’è anche chi si butta giù malamente (dandosi 3 e 1). D’altro canto, alla quinta domanda la maggioranza ha risposto di accettare spesso (quasi 16%) o qualche volta (47%) più progetti di quanti riesce a gestirne.

Il dato più interessante arriva però alla sesta domanda: ho chiesto cosa ostacola di più la produttività. Quasi il 27% ha risposto che l’ostacolo maggiore sono “i troppi progetti: ho paura di rifiutarli” (cosa che la dovrebbe dire lunga sulle condizioni in cui a volte lavoriamo). Gli imprevisti (quasi 16%) e la procrastinazione (quasi 15%) sono il tallone d’Achille di altri professionisti, mentre il 20% afferma che il problema sia una combinazione di tutti e 3 questi aspetti mentre in 6 non hanno saputo rispondere.
Interessanti sono soprattutto le risposte “libere”: i partecipanti potevano infatti scegliere la risposta “altro” e specificare un problema ulteriore rispetto a quelli elencati. Chi ha usato questa risposta ha indicato come ostacolo determinante per la produttività:
1. un altro impegno lavorativo
2. il fatto di lavorare più del necessario per timore di imprevisti
3. la pignoleria
4. la deconcentrazione
5. la vita da mamma single
6. la noia (e quindi l’auto-distrazione)
7. le attività collaterali (es. marketing, fatture, burocrazia…)
8. la difficoltà nel fare un planning e seguirlo
9. il connubio lavoro-famiglia
10. telefonate e chiamate lavorative e non (soprattutto da parte di chi non considera un lavoro vero quello svolto da casa).

A mio modo di vedere si tratta, in generale, di difficoltà nella gestione di una programmazione generica, che tenga conto non solo dei progetti lavorativi ma anche di quelli personali e familiari.
Per quanto riguarda le telefonate di chi non rispetta il lavoro da casa: io, semplicemente, smetterei di rispondere e richiamerei durante una pausa. Se le persone non si abituano con le buone, si passa a metodi più persuasivi. Il lavoro è lavoro e va rispettato.

La domanda numero 7 verteva proprio sulla pianificazione settimanale generica di tutti gli aspetti della propria vita: qui c’è stato un pari merito tra “sì, sempre” e “no, mai”, ma quasi il 46% dice di provarci ma non riuscire a essere costante. L’osservazione che voglio fare su questa domanda è: attenzione a non tentare di attenersi al programma senza modificare una virgola. La pianificazione deve essere un aiuto, non una gabbia.

Infine, le ultime due domande riguardavano rispettavamente la propria capacità oraria e la resa massima: qui ci sono state le maggiori sorprese. Infatti, quasi il 16% non sa quanto riesce a tradurre in un’ora e quasi il 19% non sa a quanto ammonta la sua resa massima. Questo è un problema serio, perché non avere un’idea della propria produttività oraria non permette di calcolare a grandi linee quante ore serviranno per terminare un progetto, e non sapere a quanto ammonta la propria resa massima non permette di capire se un progetto è fattibile entro la scadenza che ci viene proposta.

Tiriamo le somme

In definitiva, il problema principale sembra essere la pianificazione del lavoro e l’inclusione del lavoro nel contesto generale (ad esempio, la vita da mamma single o la capacità di conciliare lavoro e famiglia o lavoro con altro lavoro). Non è un problema insormontabile, ma è sicuramente un problema che richiede impegno.

Ed è quello che cerco di risolvere con il mio corso gratuito e con quello a pagamento.

Published by
Lettura, scrittura e traduzioni sono le passioni della mia vita. Dal 2015 lavoro come traduttrice freelancer per mettere le mie passioni al servizio della mia vita.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.