Il vuoto dentro e la fiducia negli altri

Ci sono momenti in cui ci sembra di avere dentro il vuoto: tutto è nero, niente funziona. Ci affidiamo agli altri, ed è giusto; ma non serve a nulla se prima non confidiamo in noi stessi.
I momenti di sconforto ci portano molto spesso a cercare consolazione negli altri: vogliamo conferma delle nostre capacità, la rassicurazione che capita a tutti, magari anche ai migliori, i consigli su come superarli. E tutto questo è giusto, ma forse dovremmo approfittarne anche per lavorare su noi stessi e sulle nostre risorse interiori.

Hai un momento di #sconforto? Forse è tempo di ritrovare le tue #risorse interiori. E sarai un #traduttore migliore. Condividi il Tweet

La traduzione e il vuoto dentro

A chi non è mai successo? Arriva il periodo in cui il lavoro, per un motivo qualunque, cala e cominciano i dubbi. Perché i clienti non mi pagano puntualmente? Perché le mie offerte non vengono considerate e/o vengono rifiutate? Sarò davvero all’altezza? Che cosa faccio se continua così? E se scegliessi un settore di specializzazione che non mi piace poi tanto, ma che è più redditizio?

I dubbi su se stessi sono normali, ci mancherebbe. Ma cominciano a diventare un problema se smettono di essere dubbi e si trasformano invece in certezze: A ha ottenuto quel lavoro perché è migliore di me, e io non sarò mai al suo livello. Hanno rifiutato la mia offerta perché si è presentato qualcuno con più esperienza, più capacità, più velocità e precisione.

È molto semplice vedere in qualsiasi cosa un motivo per sminuirci, soprattutto se non siamo sicuri delle nostre capacità, tanto per cominciare. Ho dedicato tutti gli articoli dello scorso mese a questo argomento, quindi non starò a ripetermi: ti dico solo che c’è qualcosa praticamente ogni giorno che ci porta a dubitare di noi stessi.

Ma… E se provassimo a guardare la cosa in modo diverso? Se provassimo non a guardare oltre, ma a guardarci dentro?

Riempire il vuoto dentro

Affidarsi ai consigli degli altri è un’ottima cosa, e il gioco di squadra è prezioso e irrinunciabile. Ma se non siamo sicuri del valore che possiamo apportare alla squadra, non creiamo forse un danno?

In questi giorni, sono successe due cose che mi hanno fatto riflettere su questo.
L’altro giorno, la mia collega Debora Serrentino ha condiviso sul suo profilo Facebook una bellissima immagine: a partire da un puzzle che rappresentava la Torre Eiffel, si rifletteva su come spesso non sia il pezzo a essere sbagliato. È sbagliato il punto in cui cerchiamo di inserirlo. Esiste anche per quel pezzo il posto giusto, e magari per trovarlo basta ruotare il pezzo che abbiamo davanti e vedere in modo diverso sia lui che il quadro d’insieme.
Ieri, invece, ho scritto a delle amiche che vorrei comparmi un tubino, ma che poi quando ne provo uno non mi piace come mi sta perché si evidenzia la mia forma ad anfora. Una delle mie amiche ha risposto: “non hai ancora trovato il tubino giusto e la forma ad anfora è bella”.

Ecco, secondo me è questo che dovremmo provare a fare nei momenti di sconforto. Darci il tempo di trovare un nuovo centro, ruotare il pezzo del puzzle e trovargli il posto giusto, riconoscere che abbiamo un valore, che forse lo stiamo semplicemente applicando nel campo sbagliato. Pensare che il posto giusto per noi esiste, ma che forse dobbiamo ancora trovarlo. Smettere di provare abiti che non ci valorizzano e trovare quello che evidenzia i nostri punti di forza. Riconoscere che quelli sono punti di forza, e non le debolezze che crediamo.

Il lavoro sulle risorse interiori non è facile, ma è necessario. Dobbiamo imparare a riempire da soli il vuoto che a volte ci troviamo dentro, perché affidarci agli altri potrebbe non bastare. Il supporto, il conforto, la solidarietà, i consigli… sono tutte cose che lo riempiono, certo, ma che possono svanire da un giorno all’altro. La stima che abbiamo in qualcuno potrebbe rivelarsi mal riposta. E il vuoto tornerebbe a essere vuoto.

Il vuoto e la fiducia

Se c’è fiducia nelle proprie capacità, se c’è certezza delle proprie competenze, se c’è consapevolezza del proprio lavoro, cambia anche l’apporto che possiamo dare al lavoro di squadra. Diventa più positivo, a tratti anche più propositivo, il dubbio viene risolto in fretta e quando ci saranno problemi – perché purtroppo i problemi prima o poi ci sono, anche nelle squadra più affiatate! – non si correrà il rischio di veder svuotato quel serbatoio di fiducia che abbiamo faticosamente costruito.

I membri della nostra squadra non devono essere lì per rassicurarci: devono essere lì per sostenere le nostre scelte o metterle in discussione, quando necessario. E quel mettere in discussione, se si hanno le risorse interiori giuste, sarà soltanto costruttivo. O si corre il rischio di viverlo come un attacco alle proprie capacità, e non è forse peggio?

In fondo, sono i nostri collaboratori. Non le nostre stampelle.

Con questo articolo partecipo al concorso #unblogalmese del mese di marzo 2019 indetto dal blog Trippando

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Lettura, scrittura e traduzioni sono le passioni della mia vita. Dal 2015 lavoro come traduttrice freelancer per mettere le mie passioni al servizio della mia vita.

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