La traduzione e la paura di essere creativi

La traduzione e la paura di essere creativi camminano mano nella mano: da una parte vuoi essere fedele al testo, dall’altra hai la necessità di non esserlo affatto. E lì nasce il timore di andare troppo oltre, di distaccarsi troppo, di essere troppo creativi nella soluzione proposta.

Come ci si districa?

La #traduzione e la #paura della #creatività: due anime diverse da conciliare al meglio! Condividi il Tweet

La paura di essere creativi: perché nasce

In un articolo di diverso tempo fa, ti ho raccontato di come traducevo agli inizi, di quanto fossero legnosi i testi che creavo e di come fossi ossessivamente legata all’essere fedele al testo. È una fase che è durata un po’ di tempo, e ti rimando a quell’articolo per capire come l’ho risolta: oggi voglio parlarti di come a volte sia la paura di essere troppo creativi è frenarci.

È la solita vocina, quella che di solito ci dice che non siamo all’altezza, a dirci di frenare un attimo, che stiamo facendo, come pensiamo che possa funzionare? È troppo!

Succede nei punti più complessi della traduzione, quando la soluzione non è immediata, quando c’è bisogno di rifletterci, quando c’è il gioco di parole che in italiano non funziona e quindi devi trovare una scorciatoia o un modo per farlo funzionare. Succede in tutti quei momenti in cui dobbiamo metterci qualcosa di più per cavarci d’impaccio. E quel qualcosa in più che dobbiamo metterci, spesso, è proprio la creatività.

La paura di essere creativi: sconfiggerla

Arriva per tutti questo momento, prima o poi: hai trovato una soluzione bellissima e geniale, ma poi hai paura che sia “troppo” e cerchi di addolcirla, di addomesticarla un po’, di non farla risaltare così tanto.

È difficile liberarsi di questa paura, un po’ perché la nostra cara vecchia sindrome dell’impostore è sempre lì a ridacchiare alle nostre spalle, un po’ perché scegliere una soluzione un po’ ardita in una prova traduzione appare ai nostri occhi come la classica zappa sui piedi.

Ma… e se non lo fosse?

A volte rimaniamo incatenati dalla nostra paura di esagerare e non pensiamo che potrebbe essere proprio quel guizzo creativo a distinguerci. Quell’espressione precisa, quel gioco di parole particolarmente riuscito, quell’esagerazione che rispecchia la volontà dell’autore e che noi siamo finalmente riusciti a rendere bene, alla faccia della vocina che vuole smontarci.

Siamo pieni di vocine: ci denigrano, ci sminuiscono, ci fanno sentire non all’altezza, ci chiedono, a mo’ di beffa, cosa pensiamo di fare, dove pensiamo di arrivare. Ma una vocina che non ci dice mai che siamo stati bravi, che quella frase è proprio ben riuscita, che ce la siamo cavata egregiamente… ecco, una vocina che è solo negativa va ascoltata?

No.

Da paura a gioia di essere creativi

C’è un momento per stare alle regole e un momento per osare, un momento per rispettare i canoni e un momento per rompere gli schemi. La creatività spesso è anche questo: osare rompendo gli schemi. Quando sentiamo qualcosa che comincia a tirarci indietro in realtà vorremmo buttarci. E allora, ogni tanto, bisogna buttarsi.

Può andare bene, può andare male: ma buttarsi è legittimo, sacrosanto, liberatorio. E a quel punto la creatività non fa più paura, ma dà gioia.

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Lettura, scrittura e traduzioni sono le passioni della mia vita. Dal 2015 lavoro come traduttrice freelancer per mettere le mie passioni al servizio della mia vita.

6 comments

    Hai confermato le mie teorie personali sulla “teoria traduttiva – ma non troppo” gran bell’articolo, complimenti!

    Quando mi capita, io traduco seguendo la mia idea e lascio una nota con il testo originale per il revisore, per far capire che voglio un parere in particolare su quel pezzo. 🙂

    Invece secondo me è importante ricordare che non si lavora (sempre) da soli. Se si propone un’idea creativa/azzardata, qualcuno può dare un’opinione, proporre magari una versione simile che funziona anche meglio. Sapere di avere un supporto aiuta a osare.

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