“The Abbott’s ghost”, di Louisa May Alcott

Poco più di un mese fa, le ragazze de La bottega dei traduttori hanno organizzato un concorso, mettendo in palio una copia del Calendario dei traduttori, e mi hanno chiesto di fare da giudice. Abbiamo scelto un estratto da The abbott’s ghost, pubblicato sotto pseudonimo da Louisa May Alcott. È stata un’esperienza bellissima e voglio approfittarne per dare il mio contributo personale e inaugurare così una nuova rubrica sul mio blog: cimentarmi ogni mese con la traduzione di un breve estratto da un classico della letteratura inglese.

Ecco come avrei tradotto io!

La mia traduzione

A questo punto entrò il padrone di casa, e l’argomento venne ovviamente lasciato cadere. Ma le parole del maggiore bruciavano nella mente del giovane, e ne sarebbe stato ancora più amareggiato se avesse saputo che quella conversazione privata era stata origliata. Su entrambi i lati dell’enorme camino una porta conduceva alle stanze appartenute al vecchio Sir Jasper. Questi appartamenti erano stati assegnati a Maurice Treherne, che era appena rientrato da Londra, dove si era recato per consultare un certo medico rinomato. Era entrato senza fare rumore, si era sistemato nelle sue camere e, dopo aver riposato ed essersi vestito per la cena, si era spinto con la sua sedia a rotelle in biblioteca, a cui si accedeva tramite la tenda sulla destra. Lì, seduto pigramente, pronto a entrare all’arrivo della cugina, aveva sentito la conversazione di Annon e del maggiore. Mentre ascoltava, sul suo viso solitamente impassibile si erano alternate diverse espressioni: rabbia, dolore, amarezza e sfida, e quando Annon, quasi con ferocia, aveva sibilato: “lo vedremo!”, Treherne aveva sorriso sprezzante e aveva stretto la mano pallida a pugno, a dimostrazione che un anno di sofferenza non aveva piegato il suo spirito, nonostante avesse menomato il suo corpo forte.

Che viso singolare aveva Maurice Treherne: lineamenti cesellati e piuttosto alteri, una bella fronte nascosta da ciocche disordinate di capelli scuri, occhi straordinariamente penetranti. Di corporatura esile, devastato dal dolore, manteneva ancora la grazia che gli era innata quanto la severa forza d’animo che gli permetteva di nascondere a chiunque la profonda disperazione di una natura ambiziosa, e di sopportare la sua sventura con un atteggiamento spensierato più toccante del completo abbandono al dolore. Curato nell’abbigliamento, senza nulla che tradisse la sua invalidità a eccezione della sedia a rotelle, si comportava con disinvoltura e con calma, come se la condanna a una vita di impotenza non pendesse su di lui.

– Louisa May Alcott, sotto lo pseudonimo di A. M. Barnard, 1867, traduzione di Alessia Simoni

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Lettura, scrittura e traduzioni sono le passioni della mia vita. Dal 2015 lavoro come traduttrice freelancer per mettere le mie passioni al servizio della mia vita.

3 comments

    Una bellissima traduzione dell’estratto! Sono stata molto felice di partecipare al contest natalizio de La bottega dei traduttori! Spero ce ne saranno altri in futuro: è bello mettersi alla prova con nuove sfide.

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