Ripartire con umiltà e determinazione

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Come si riparte dopo un errore, o dopo un lungo silenzio come quello di cui è stato protagonista questo blog?

L’ultimo articolo prima di quello che stai leggendo risale alla fine di maggio del 2019. In questi mesi ho spesso pensato di riprendere in mano questo blog, di tornare a scrivere articoli, perché mi piace farlo e soprattutto mi piaceva lo scambio che provocavano. Mi sedevo, facevo una specie di pianificazione per un mese o due, e poi tutto si risolveva in un nulla di fatto.

Mi chiedevo spesso: cosa penseranno adesso? Come posso rimediare a tutto questo silenzio?

E così il silenzio si allungava ancora di più.

Oggi ho deciso di ripartire, e di farlo con umiltà e determinazione, proprio come dice il titolo di questo articolo. Ci è voluto un errore sul lavoro, un periodo di pausa e un po’ di introspezione. Voglio ricominciare parlandoti di questa esperienza.

Ma soprattutto, voglio ricominciare chiedendo scusa per questa lunga assenza, per cui non voglio cercare giustificazioni.

Ripartire con umiltà e determinazione: oggi torno da una lunga assenza dal blog. E vi parlo di questo silenzio e del perché è servito. Condividi il Tweet

Ripartire dopo un lungo silenzio

Per ripartire dopo mesi di silenzio mi sono detta che non potevo far finta di niente. Quando si sbaglia, non è sufficiente chiedere scusa; bisogna assumersi la responsabilità di quello che è successo per voltare pagina come si deve.

Sarebbe stato molto più semplice continuare a tacere. Lasciare che gli unici aggiornamenti di questo sito fossero gli articoli della rubrica Come tradurrei, ogni tanto l’aggiornamento del mio portfolio. Sarebbe stato molto più facile, sicuramente meno impegnativo, anche solo in termini di tempo da dedicare al blog. Ma non volevo perdere quel legame che si era creato con alcune colleghe che mi seguono da quando pubblicavo gli articoli con molta più assiduità.

Ci è voluta determinazione, ci è voluta introspezione. Ho cercato di capire perché avevo smesso di scrivere; ho cercato di capire se veramente il lavoro, il poco tempo a disposizione, fossero la causa del mio silenzio. Mi sono resa conto che non era del tutto così: se avessi voluto, avrei sicuramente trovato il tempo per scrivere un articolo, magari anche breve.

Ma questo silenzio mi è servito. Mi ha reso più determinata a tornare come prima, a riorganizzare il mio tempo, il mio spazio fisico e virtuale, mi ha spinta a creare una scala di priorità. Mi ha costretta a essere più umile, perché ho dovuto fare i conti con tutto ciò che andava oltre le mie capacità. Mi ha costretta a rivedere le mie aspettative su me stessa, e sul mio futuro. È stato difficile e intenso, ma oggi sono qui a riconoscere che forse dovevo commettere quegli errori. E il primo passo è ammettere di aver sbagliato. Avrei dovuto avvisare, ma la verità era che più passava il tempo e più mi vergognavo di tornare come se nulla fosse. Non è facile ammetterlo, ma penso che faccia parte del percorso.

Ripartire dopo un errore

Ci è voluto anche un errore sul lavoro, dicevo. Quando mi è stato fatto notare, ho capito che dovevo fermarmi un attimo e riflettere. Dovevo capire perché lo avevo commesso e che cosa dovevo correggere in me stessa per non commetterlo più.

Se possibile, ripartire dopo questo errore è stato anche più complicato. È facile dirsi che tutti prima o poi commettono degli errori, che siamo esseri fallibili, che in qualche modo possiamo sempre rimediare, e che se non ci sono stati danni sostanziali a causa nostra, non c’è niente di male nel ritentare, magari con un atteggiamento diverso, con maggiore approfondimento, con più attenzione e pratica.

La verità era che di fronte a quell’errore, ho provato rabbia, perché sapevo che era stato stupido commetterlo. E poi ho provato vergogna, perché so di valere più di quell’errore.

Ricominciare da allora, grazie anche alle amiche con cui mi sono confidata (e a un regalo che mi ha aiutata), mi ha permesso di capire che dovevo cambiare qualcosa nel mio atteggiamento, e che questo qualcosa in qualche modo includeva anche questi articoli, che mi permettono di fare riflessioni su come lavoro che magari non metto per iscritto, ma che mi aiutano a capirmi e a migliorare.

Gli errori esistono. Non siamo perfetti. Non viviamo in una bolla in cui esiste solo il lavoro. C’è tutto il resto della nostra vita, con tutto il carico di situazioni ed emozioni che questo comporta. In questi mesi, grazie a questi errori, ho imparato qualcosa di nuovo su me stessa. Non posso affermare con sicurezza che non torneranno altri periodi di silenzio, ma so che ho imparato ad affrontare meglio le difficoltà che mi si presentano davanti e a rialzarmi dopo essere caduta.

Gli errori esistono. Non siamo perfetti. Non viviamo in una bolla in cui esiste solo il lavoro. In questi mesi, grazie a questi errori, ho imparato qualcosa di nuovo su me stessa. Condividi il Tweet

Umiltà e determinazione

E così è da questo che intendo ripartire, dall’umiltà e dalla determinazione. I “fallimenti” dei mesi scorsi non erano previsti, e sono stati battute d’arresto a volte importanti, ma non le vedo come un deterrente. Li vedo come uno sprone a fare di meglio, come un insegnamento su cosa devo evitare nei prossimi mesi, per tirare fuori la tenacia e la grinta che mi aiuteranno a portare a termine alcuni progetti.

Mi scuso per il mio lungo silenzio. Spero che quello che scriverò da oggi in poi possa rimediare a questa assenza.

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Lettura, scrittura e traduzioni sono le passioni della mia vita. Dal 2015 lavoro come traduttrice freelancer per mettere le mie passioni al servizio della mia vita.

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