Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione, di Umberto Eco

Questo articolo è il primo di una serie che mi sta molto a cuore: si tratta dei libri che fanno parte della mia “biblioteca del traduttore”, ovvero di quei libri che, secondo me, un traduttore deve leggere e conoscere. Se ti interessa sapere che cosa sto leggendo al momento, puoi iscriverti alla mia newsletter: in fondo, infatti, troverai le copertine dell’ultima traduzione pubblicata che ho realizzato e del libro che sto leggendo, e che recensirò il mese successivo.

Questo mese, ti parlerò di Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione di Umberto Eco. Continua a leggere

L’effetto “in originale era così”

Da un po’ di tempo, soprattutto per i libri tradotti dall’inglese, mi succede una cosa particolare: mi capita, infatti, che a volte una frase mi faccia pensare che “in originale doveva essere così”. Non sono mai andata a controllare se effettivamente l’originale è come ho immaginato, ma non penso che sia poi importante: quello che conta è l’effetto, davvero strano, che la traduzione ha avuto anche sul mio modo di leggere.

Effetto di una lunga esposizione

Come ti raccontavo nel post Come mi sono innamorata della traduzione, negli anni dell’università e poi nei successivi ho tradotto molte storie amatoriali. Questa esperienza mi è sicuramente servita moltissimo: ho acquisito i meccanismi dei CAT Tools (anche se in realtà per la traduzione letteraria non vanno usati), ho scoperto quali erano le risorse online a cui rifarmi, ho ben chiaro dove andare a cercare una cosa in particolare, ho creato glossari e in generale sono passata da una traduzione “squadrata”, fedele ma che a volte suonava male in italiano, a una traduzione un po’ più libera ma fedele al senso e al significato, che è molto meglio. Continua a leggere

L’importanza della lettura nella traduzione

Sembrerà banale, ma non si può sottolineare abbastanza quanto la lettura sia importante nella scrittura, e di riflesso anche nella traduzione. Leggere aiuta a scrivere meglio, e questo non vale solo per la cosiddetta “scrittura creativa”, ma anche per la traduzione: è ovvio che un buon traduttore debba essere, in parte, anche un bravo scrittore, che sappia dare uno stile coeso e coerente al testo che sta producendo. E la lettura aiuta ad ottenere un buon risultato, tanto quanto la pratica assidua della traduzione. Continua a leggere

Tradurre narrativa: il mio metodo di lavoro

La scorsa settimana, quando ti ho raccontato come mi sono innamorata della traduzione, ti ho detto anche che il tradurre storie amatoriali è stata una palestra che mi ha permesso di arrivare alla mia prima traduzione letteraria. Quella è stata la prima occasione in cui ho dovuto cercare di lavorare con metodo, anche solo per un motivo molto terra terra: avevo una scadenza, a differenza del passato. Per questo ho elaborato il mio metodo di lavoro, che ho applicato anche nella seconda traduzione di narrativa che ho svolto (e che verrà pubblicata prossimamente). Continua a leggere

Come mi sono innamorata della traduzione

Lo confesso: io seguo un sacco di blog. Ricevo pacchi di newsletter che spesso nemmeno leggo; le sfoglio velocemente e se trovo quello che mi interessa approfondisco, altrimenti cestino. Più spesso, però, non cancello, perché metti mai che invece domani mi interessa…

Ma ci sono newsletter, blog e siti che seguo con particolare interesse. Uno di questi è quello di Gioia Gottini, che ho scoperto da poco ma che adoro già un sacco. Gioia ha proposto un minicorso gratuito, via email, per reinnamorarsi del proprio business: e uno dei piccoli esercizi da fare è proprio raccontare come ci si è innamorati, all’inizio. E quindi eccomi: ti racconto come mi sono innamorata di quella meravigliosa arte che è il tradurre. Continua a leggere

Perché sono più figa di Google Translate

Ci sono tantissime persone convinte che ormai una figura come la mia sia superata: perché rivolgersi a una traduttrice, quando puoi andare su Google e farti tradurre quello che ti serve al volo?

Be’, lascia che ti dica una cosa: il motivo fondamentale per cui è meglio rivolgersi a una figura come la mia è che si capisce subito se si ha davanti una traduzione automatica. Pensaci: quante volte hai cestinato un’e-mail perché l’italiano molto traballante ti ha convinto che era spam, se non proprio phishing? Quante volte hai letto la descrizione di un’applicazione da scaricare sul tuo cellulare e il testo era davvero poco comprensibile? Quanti siti hai abbandonato dopo aver capito che, pur essendo in italiano, le frasi erano così contorte che non sembrava italiano? Ti trovavi davanti a delle traduzioni automatiche, prese direttamente dal software, o da Google, e utilizzate così come il sistema le aveva create. Il più delle volte proprio per non pagare una figura come la mia. Continua a leggere

Falsi amici: riconoscerli ed evitarli

Ah, i falsi amici. Croce e delizia di ogni lingua straniera: ti danno l’impressione di qualcosa di familiare, e invece nascondono l’insidia. Quasi mai, infatti, hanno il significato che l’istinto ci spinge ad attribuire loro.

Falsi amici: errori da evitare

Un falso amico in una lingua straniera è un termine che graficamente è simile a una parola che esiste nella nostra lingua madre, ma che non ha lo stesso significato. Un esempio di falso amico è il verbo to pretend in inglese, che non significa pretendere, ma fingere; anche cold potrebbe essere considerato un falso amico, perché non significa caldo, anzi: è l’esatto contrario! Continua a leggere

Conosciamoci: io e la traduzione letteraria

Non avevo idea che scrivere il primissimo post su un nuovo blog fosse così difficile. Ho cambiato così tanti inizi che facevano tanto “hello from the other side” che ho pensato di accantonare l’idea del post di presentazione e piazzare il video di Adele, tanto l’attacco era uguale.

Comunque presentiamoci: mi chiamo Alessia, per diversi anni ho tradotto storie amatoriali e materiali di varia natura per studenti, accumulando così un’esperienza che mi è servita quando, lo scorso anno, ho deciso di lanciarmi nel fantastico mondo del lavoro freelance, ottenendo le mie prime traduzioni letterarie.

Ho sempre subito un certo fascino da tutto ciò che riguarda i libri, sia che si trattasse del prodotto finale che tenevo tra le mani e che trovavo più o meno apprezzabile, sia che si trattasse di tutto il processo che mi aveva permesso di avere quel libro tra le mani, dall’idea iniziale dell’autore alla traduzione che mi permetteva di leggere, per esempio, Banana Yoshimoto.

Ebbene sì, i libri mi sono sempre piaciuti, e la loro traduzione mi ha colpita quasi subito, perché in realtà non si trasferisce semplicemente un testo da una lingua all’altra: si trasferisce un’intera cultura che attraverso quel testo si esprime, in qualche modo, e che può riguardare cose banali e cose fondamentali nello stesso tempo. Per questo la traduzione letteraria è il mio campo preferito, anche se ci sono svariati altri campi che offrono sfide diverse e altrettanto impegnative e stimolanti; perché nella traduzione letteraria spesso devi capire come interpretare, per fare il primo esempio a cui ho pensato, le diverse tradizioni che coinvolgono momenti fondamentali della vita, come la nascita e la morte; nella traduzione letteraria è più probabile trovare quei giochi linguistici che da una parte adoro, perché ragionare sulla lingua mi piace sempre moltissimo, e dall’altra mi fanno mettere le mani nei capelli, soprattutto se sono io a doverli tradurre – e qui la parola tradurre prende un significato molto più complesso.

In questo blog vorrei parlarvi delle sfide della traduzione che mi capita di dover affrontare, delle sfide come freelancer, di come lavoro e di come mi organizzo. Spero che questo sproloquio iniziale vi abbia dato un’idea di chi sono, cosa faccio e perché lo faccio.

E se per cominciare avete domande sulla traduzione che volete farmi, usate pure i commenti!

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