Risorse per freelancer e non: gestire blog e social

Alzi la mano chi, trovandosi di fronte a qualcosa di imperdibile che aiuta a svolgere il proprio lavoro, non ha pensato “magari l’avessi scoperto prima!” o “quanto vorrei che qualcuno me lo avesse detto!”.
Io queste due frasi le ho pensate così tante volte che ho perso il conto.

Per cui ho pensato di aprire il nuovo anno (a proposito, buon 2017!) con una lista di risorse che aiutano i freelancer (e non) a svolgere alcune delle attività che normalmente rientrano nei nostri compiti. Un po’ sono consigli miei e un po’ vengono da gruppi facebook. Siccome sono un po’ tante, le ho divise per categorie a cui dedicare un post specifico, così trovi subito quella che ti interessa! Oggi ti parlo di blog e social.
Una piccola nota: può essere che alcuni link siano “affiliati”, ovvero che se li usi per attivare un account a pagamento, io riceva qualcosa in cambio, per esempio uno sconto sui piani a pagamento. Spero non ti dispiaccia! Continua a leggere

Produttività per negati: il Metodo Pomodoro

Metodo Pomodoro: una vera e propria svolta per me, procrastinatrice e distratta cronica. Essere costretta a concentrarmi per 25 minuti sulla stessa cosa mi ha permesso di aumentare notevolmente la mia produttività. In questo post, che inaugura Produttività per negati, ti parlo un po’ di come va usato, di come mi ha aiutata e del perché avrà il mio amore per sempre.

Che cos’è la Tecnica Pomodoro

Forse ne avrai sentito parlare: la Tecnica Pomodoro è stata ideata da Francesco Cirillo quando, da studente, si rese conto che era necessario sfruttare meglio il tempo e organizzare lo studio per avere buoni risultati. Usando un timer da cucina a forma di pomodoro, da cui il nome del metodo, stabilì di sfruttare 25 minuti per lo studio, concentrandosi solo su quell’attività, seguiti da una pausa di 5 minuti. Durante il “pomodoro”, cioè l’unità da 25 minuti, non è consentito distrarsi: non si può rispondere al cellulare, alle chat di facebook, a skype, non si può giocare a Candy Crush. Si lavora e basta (certo, imprevisti ed emergenze permettendo). Nei 5 minuti di pausa invece non è consentito lavorare, quindi puoi rispondere al cellulare, a skype, alle chat di facebook, ma Candy Crush ti conviene sempre lasciarlo perdere. Ogni 4 pomodori (ovvero 2 ore in totale, mini-pause comprese) puoi fare una pausa più lunga, di 15 minuti. Continua a leggere

Dentro al mio planner: la sezione “Progetti”

Una delle cose che ho capito dopo i primi mesi da freelancer è che senza organizzazione e senza pianificazione non si va da nessuna parte. È importante sapere che cosa devi fare, quali sono le scadenze, fiscali e non, che si stanno avvicinando, e soprattutto avere ben chiaro come sta andando. Ho quindi deciso di affidarmi a un planner e di organizzare meglio tutti gli aspetti della mia attività.

In questa serie di post, ho intenzione di presentarti che cosa c’è dentro il mio planner e di spiegarti perché secondo me è importante tenere sott’occhio ogni aspetto del lavoro. Continua a leggere

Riflessioni sulla traduzione dei classici

Premessa: no, non ho mai tradotto un classico. No, non sono ancora all’altezza di Dickens o della Austen. Sì, spero un giorno di poterlo fare.
E allora perché ti parlo della traduzione dei classici, ti chiederai giustamente? Be’, lo scorso ottobre ho partecipato a un corso organizzato dalla Bottega di traduzione editoriale (corso molto interessante che consiglio, se la traduzione ti interessa!). Una delle lezioni di questo corso è consistita nell’analisi delle traduzioni dei partecipanti: ci sono stati inviati 4 diversi testi via email, noi li abbiamo tradotti e inviati alle organizzatrici, che li hanno analizzati e li hanno usati come base per l’ultima lezione, in cui si parlava appunto delle soluzioni più felici e di quelle meno riuscite delle nostre produzioni, e del perché le soluzioni erano buone o no. Continua a leggere

Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione, di Umberto Eco

Questo articolo è il primo di una serie che mi sta molto a cuore: si tratta dei libri che fanno parte della mia “biblioteca del traduttore”, ovvero di quei libri che, secondo me, un traduttore deve leggere e conoscere. Se ti interessa sapere che cosa sto leggendo al momento, puoi iscriverti alla mia newsletter: in fondo, infatti, troverai le copertine dell’ultima traduzione pubblicata che ho realizzato e del libro che sto leggendo, e che recensirò il mese successivo.

Questo mese, ti parlerò di Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione di Umberto Eco. Continua a leggere

L’effetto “in originale era così”

Da un po’ di tempo, soprattutto per i libri tradotti dall’inglese, mi succede una cosa particolare: mi capita, infatti, che a volte una frase mi faccia pensare che “in originale doveva essere così”. Non sono mai andata a controllare se effettivamente l’originale è come ho immaginato, ma non penso che sia poi importante: quello che conta è l’effetto, davvero strano, che la traduzione ha avuto anche sul mio modo di leggere.

Gli strani effetti della #traduzione: come doveva essere il #testo nella sua lingua d'origine! Condividi il Tweet

Effetto di una lunga esposizione

Come ti raccontavo nel post Come mi sono innamorata della traduzione, negli anni dell’università e poi nei successivi ho tradotto molte storie amatoriali. Questa esperienza mi è sicuramente servita moltissimo: ho acquisito i meccanismi dei CAT Tools (anche se in realtà per la traduzione letteraria non vanno usati), ho scoperto quali erano le risorse online a cui rifarmi, ho ben chiaro dove andare a cercare una cosa in particolare, ho creato glossari e in generale sono passata da una traduzione “squadrata”, fedele ma che a volte suonava male in italiano, a una traduzione un po’ più libera ma fedele al senso e al significato, che è molto meglio. Continua a leggere

L’importanza della lettura nella traduzione

Sembrerà banale, ma non si può sottolineare abbastanza quanto la lettura sia importante nella scrittura, e di riflesso anche nella traduzione. Leggere aiuta a scrivere meglio, e questo non vale solo per la cosiddetta “scrittura creativa”, ma anche per la traduzione: è ovvio che un buon traduttore debba essere, in parte, anche un bravo scrittore, che sappia dare uno stile coeso e coerente al testo che sta producendo. E la lettura aiuta ad ottenere un buon risultato, tanto quanto la pratica assidua della traduzione. Continua a leggere

Tradurre narrativa: il mio metodo di lavoro

La scorsa settimana, quando ti ho raccontato come mi sono innamorata della traduzione, ti ho detto anche che il tradurre storie amatoriali è stata una palestra che mi ha permesso di arrivare alla mia prima traduzione letteraria. Quella è stata la prima occasione in cui ho dovuto cercare di lavorare con metodo, anche solo per un motivo molto terra terra: avevo una scadenza, a differenza del passato. Per questo ho elaborato il mio metodo di lavoro, che ho applicato anche nella seconda traduzione di narrativa che ho svolto (e che verrà pubblicata prossimamente). Continua a leggere

Come mi sono innamorata della traduzione

Lo confesso: io seguo un sacco di blog. Ricevo pacchi di newsletter che spesso nemmeno leggo; le sfoglio velocemente e se trovo quello che mi interessa approfondisco, altrimenti cestino. Più spesso, però, non cancello, perché metti mai che invece domani mi interessa…

Ma ci sono newsletter, blog e siti che seguo con particolare interesse. Uno di questi è quello di Gioia Gottini, che ho scoperto da poco ma che adoro già un sacco. Gioia ha proposto un minicorso gratuito, via email, per reinnamorarsi del proprio business: e uno dei piccoli esercizi da fare è proprio raccontare come ci si è innamorati, all’inizio. E quindi eccomi: ti racconto come mi sono innamorata di quella meravigliosa arte che è il tradurre. Continua a leggere

Perché sono più figa di Google Translate

Ci sono tantissime persone convinte che ormai una figura come la mia sia superata: perché rivolgersi a una traduttrice, quando puoi andare su Google e farti tradurre quello che ti serve al volo?

Be’, lascia che ti dica una cosa: il motivo fondamentale per cui è meglio rivolgersi a una figura come la mia è che si capisce subito se si ha davanti una traduzione automatica. Pensaci: quante volte hai cestinato un’e-mail perché l’italiano molto traballante ti ha convinto che era spam, se non proprio phishing? Quante volte hai letto la descrizione di un’applicazione da scaricare sul tuo cellulare e il testo era davvero poco comprensibile? Quanti siti hai abbandonato dopo aver capito che, pur essendo in italiano, le frasi erano così contorte che non sembrava italiano? Ti trovavi davanti a delle traduzioni automatiche, prese direttamente dal software, o da Google, e utilizzate così come il sistema le aveva create. Il più delle volte proprio per non pagare una figura come la mia. Continua a leggere