Tradurre narrativa: il mio metodo di lavoro

La scorsa settimana, quando ti ho raccontato come mi sono innamorata della traduzione, ti ho detto anche che il tradurre storie amatoriali è stata una palestra che mi ha permesso di arrivare alla mia prima traduzione letteraria. Quella è stata la prima occasione in cui ho dovuto cercare di lavorare con metodo, anche solo per un motivo molto terra terra: avevo una scadenza, a differenza del passato. Per questo ho elaborato il mio metodo di lavoro, che ho applicato anche nella seconda traduzione di narrativa che ho svolto (e che verrà pubblicata prossimamente).

Voglio condividere con te il mio metodo di lavoro: con me funziona, mi permette di raggiungere i miei obiettivi, di rispettare le scadenze e soprattutto di realizzare una traduzione soddisfacente.

Fase 1: Preparazione

Lo confesso: io amo lavorare con la carta. Per questo ho deciso di stampare un capitolo alla volta i romanzi da tradurre, 2 pagine per foglio, fronte retro: abbastanza per riuscire a leggere, non sprecare troppa carta, e avere lo spazio per prendere appunti. Se ci sono anche prologo ed epilogo, li stampo insieme al primo e all’ultimo capitolo.
Il motivo per cui preferisco stampare è che lavoro meglio così che dividendomi lo schermo tra testo originale e tradotto (ho provato, ma non mi trovo bene), e soprattutto, per la fase di preparazione la stampa è l’ideale, perché se volessi potrei lavorare ovunque, senza necessariamente aver accesso al mio computer.

Solitamente stampo due-tre capitoli, per portarmi avanti come si suol dire, ma poi procedo un capitolo alla volta.

Una volta che ho davanti il testo stampato, faccio una prima lettura. Durante questa lettura, sottolineo tutti i termini che non conosco e tutte le cose per cui dovrò fare ricerca (ad esempio, se viene citato un avvenimento storico, devo verificare che i dettagli al riguardo siano corretti). Non importa se il capitolo è lungo o breve: di fatto, rimane l’unità di misura su cui calibro il mio lavoro.
Terminata la prima lettura, procedo a tentare una traduzione a voce alta, durante la quale cerco anche tutti i termini e/o i dettagli che ho sottolineato e, se serve, anche i termini che conosco, se il traducente non mi convince. In questa fase mi servo di dizionari mono e bilingue, di google immagini quando serve, di google in generale e, a seconda di cosa devo cercare, di diversi siti di cui ti parlerò nei prossimi post. I risultati delle ricerche vengono appuntati lungo i margini.
La traduzione a voce alta è fondamentale, perché mi permette di sentire se il testo che produrrò risulta abbastanza scorrevole e naturale. Ascoltandolo, infatti, posso avere intuizioni su come evitare l’ennesimo avverbio, ad esempio, oppure trovare una soluzione che rende più fluida la lettura, rendermi conto che ci sono troppe ripetizioni o ancora capire quando sono troppo legata all’originale inglese. Qualsiasi intuizione io abbia durante la traduzione a voce alta viene riportata sui margini: in questo modo, quando passerò a scrivere la traduzione, avrò sotto gli occhi il modo in cui avevo pensato di risolvere. Questo tipo di appunti è importante, perché mi evita di dimenticare l’idea che ho avuto: può infatti succedere che io arrivi a tradurre quel punto dopo qualche giorno, e con capitoli piuttosto lunghi diventa praticamente una certezza.

Di fatto, in questa fase di preparazione faccio il grosso del lavoro: idealmente, quando mi siedo a scrivere la traduzione non dovrei più aver bisogno di fare ricerche di alcun tipo, perché ho già tutto pronto scritto su carta. Certo, capita comunque, a volte, di avere il vuoto di memoria e doversi rivolgere di nuovo al signor Google; ma l’importante, per me, è interrompere la scrittura il meno possibile.

A questo punto, faccio una veloce verifica sulle sottolineature per assicurarmi di aver cercato tutto e non essermi persa qualcosa, aggiungo quello che eventualmente manca e poi passo alla fase successiva: scrivere la traduzione.

Fase 2: scrivere la traduzione

Come ti dicevo, se ho fatto bene il lavoro di preparazione in questa fase non devo cercare nulla.

Per prima cosa, controllo l’obiettivo della giornata: so, in media, quante parole/cartelle riesco a tradurre, e su quella media imposto il mio obiettivo giornaliero. Non posso assolutamente saltare questa fase: ho un lavoro part-time che mi impegna gran parte della settimana, e posso dedicarmi alla traduzione solo al pomeriggio. Per questo motivo devo “massimizzare” il tempo che dedico alla traduzione, e darmi un obiettivo da raggiungere con me funziona.
Solitamente, calcolo questo obiettivo sulla base della scadenza indicata dal contratto di traduzione. In questo modo so quanto dovrei fare per consegnare in tempo, revisione compresa, e quanto faccio realmente. So che così la cosa sembra un po’ meccanica, ma in realtà è semplicemente il riflesso di un’impostazione mentale: tendo a distrarmi e fare duecento cose insieme, per cui potrei trovarmi con l’acqua alla gola, e questo mi impedirebbe di lavorare bene. Se, invece, so di dover tradurre tot parole al giorno per consegnare entro i tempi previsti, mi regolo di conseguenza. Questo può voler dire impiegare più tempo oggi, e meno domani: il tempo non è un fattore fondamentale per me, se ne serve di più, ne userò di più. Ciò che conta è sapere che ho abbastanza margine per qualsiasi imprevisto possa presentarsi.
Ovviamente, di solito l’obiettivo è realistico, e non vincolante: a volte lo raggiungo, a volte proprio non ce la faccio, perché vanno considerati davvero tanti fattori, che non sempre dipendono da me. L’importante per me è capire se sono ancora “nei tempi” perché voglio evitare di arrivare a ridosso della scadenza e dover fare le corse.

A questo punto comincio a scrivere la traduzione: apro il mio file Word, mi metto da una parte il testo che ho stampato con tutti i miei appunti, e dall’altro un blocco note. Il blocco mi serve per appuntare eventuali incongruenze che incontro o le segnalazioni che dovrò poi fare all’editor. Appunto sempre il numero di pagina dell’originale e della traduzione, in modo che sia facile sia per me che per l’editor ritrovare il punto su cui intervenire. Uso il blocco anche per prendere altri appunti che potrebbero servirmi in fase di revisione.

Come ti dicevo, cerco di interrompere la fase di scrittura della traduzione il meno possibile: ho scoperto che mi permette di mantenere uno stile adeguato e coerente. E, soprattutto, questa è la fase che preferisco: fare ricerche e scoprire cose nuove mi esalta, ma quando scrivo la traduzione sono davvero felice. Purtroppo però la muscolatura del mio collo non è d’accordo con me, per cui qualche pausa si rende necessaria. Come ti dicevo sopra, l’obiettivo di cui ti ho parlato sopra non è vincolante: nelle giornate in cui sono particolarmente stanca è possibile che finisca prima. Ma ci sono anche giornate in cui riesco a fare di più e superarlo non mi pesa, anzi!

Alla fine di ogni giornata, faccio una correzione ortografica con Word. In questo modo, riesco a ricordare cosa ho tradotto quel giorno, e quindi a correggere errori che Word mi segnala, ma non sa come modificare. Inoltre questo mi permette di verificare meno testo alla volta, prestando quindi più attenzione ed evitando di saltare involontariamente qualcosa (conoscendomi, succederebbe di sicuro se facessi un controllo alla fine della traduzione intera!).

Ripeto l’alternanza preparazione-scrittura per ogni capitolo, sempre un capitolo alla volta. Se oggi, ad esempio, termino la traduzione del capitolo 5, mi metto a lavorare sulla preparazione del capitolo 6. Una volta che ho cominciato a scrivere la traduzione, nella fase di preparazione mi tengo vicino anche il blocco degli appunti, se dovessi riscontrare nei capitoli successivi incongruenze o cose che non mi tornano.

Voliamo quindi alla parole fine e vediamo l’ultima fase!

Fase 3: Revisione

La parola “fine” nel romanzo non indica la fine del mio lavoro. Comincia ora la fase di revisione, in cui rileggo dall’inizio la mia traduzione, a voce alta, apportando modifiche dove necessario, e correggendo tutti quegli errorini che Word non ha rilevato: per esempio, quando mi capita di scrivere “quando” al posto di “quanto”, o viceversa. Controllo anche di aver sempre rispettato le norme redazionali che mi sono state date, per sicurezza faccio un’altra correzione ortografica e con Trova -> Sostituisci elimino eventuali doppi spazi che mi sono sfuggiti.

Se mi è stato dato un limite di caratteri da rispettare, controllo di non aver sforato; in caso l’avessi fatto, cerco di riformulare dove mi è possibile e vedere se così rientro in quel limite. Non apporto assolutamente tagli!

In generale, oltre agli aspetti formali, come la punteggiatura dei dialoghi e cose simili, cerco di capire se il testo è fluido, scorrevole e comprensibile. Se mi rendo conto che c’è un brano un po’ contorto, cerco di sistemare per evitare che il lettore debba leggerlo più volte per capire.

Revisiono a voce alta per mettermi nei panni di chi potrebbe ascoltare quel testo: se qualcuno mi leggesse questo romanzo, capirei? Ci sono punti in cui rimarrei confusa? I termini scelti sono corretti? Se elimino quel lui/lei, rimane comprensibile chi fa cosa? Ho usato troppe volte lo stesso termine? Posso usare sinonimi? Le scelte traduttive di giochi di parole e simili funzionano?

Non faccio più riferimento al testo originale, a meno che abbia dei dubbi che solo così posso risolvere: per esempio, mi è capitato di trovare nella mia traduzione lo stesso personaggio citato, solo che una volta era bisnonna e nell’altro trisnonna. In questo caso solo l’originale mi chiarisce in quale delle due occasioni ho sbagliato.

Infine, controllo il mio blocco note: quell’incongruenza è davvero una svista, o un indizio per qualche avvenimento del romanzo? Devo fare ricerche etimologiche (utilissime nel caso di romanzi storici)? Man mano, cancello con una riga ciò che ho risolto e rimango solo con le segnalazioni da fare all’editor.

Fase 4: Consegna e Inno alla gioia

A questo punto il mio lavoro è davvero finito. Preparo il file delle segnalazioni e consegno.

E poi mi premio così:


Immagine presa da Pixabay, modificata con Canva.

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Lettura, scrittura e traduzioni sono le passioni della mia vita. Dal 2015 lavoro come traduttrice freelancer per mettere le mie passioni al servizio della mia vita.

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