L’importanza della lettura nella traduzione

Sembrerà banale, ma non si può sottolineare abbastanza quanto la lettura sia importante nella scrittura, e di riflesso anche nella traduzione. Leggere aiuta a scrivere meglio, e questo non vale solo per la cosiddetta “scrittura creativa”, ma anche per la traduzione: è ovvio che un buon traduttore debba essere, in parte, anche un bravo scrittore, che sappia dare uno stile coeso e coerente al testo che sta producendo. E la lettura aiuta ad ottenere un buon risultato, tanto quanto la pratica assidua della traduzione.

La lettura nella propria lingua madre

Per scrivere un testo corretto dal punto di vista grammaticale e lessicale, la lettura nella propria lingua madre è fondamentale. Leggere infatti ci aiuta ad arricchire il lessico, soprattutto se siamo lettori che spaziano da un genere all’altro; per fare un esempio banale, la lettura di thriller può aiutarci a riconoscere termini tecnici o comunque tipici del settore, particolari formule come quelle pronunciate nelle fasi di arresto o riferimenti a procedure medico-legali, nonché a tutti quei termini che non vengono tradotti e sono utilizzati in inglese. Nel momento in cui dobbiamo tradurre a nostra volta un thriller, tutto questo bagaglio di conoscenze ci permetterà di approcciarci al testo in maniera diversa; di sicuro non saremo diventati esperti di legge, procedure investigative e patologie rilevabili durante un’autopsia, ma avremo comunque un appiglio, una consapevolezza in più che ci deriva proprio dalle letture fatte.

Anche la lettura dei classici è importante: in questo caso infatti veniamo a contatto con la lingua del passato, e con usi e costumi che al giorno d’oggi non ci sono più familiari. Per quanto riguarda la combinazione linguistica inglese-italiano, di cui mi occupo, una delle cose più interessanti è osservare il modo in cui, nei classici italiani (I promessi sposi, ad esempio), i personaggi si rivolgono gli uni agli altri, in particolare quando e come viene utilizzato il “voi” e quando il “tu”. In inglese, infatti, non esiste una simile distinzione, nonostante di fatto la si ottenga con registri più o meno formali; la lettura dei classici ci dà l’impronta necessaria a capire quando è più opportuno utilizzare il “voi” e quando il “tu” per rendere lo “you” inglese. Anche qui ho fatto un esempio molto banale, ma nella traduzione di un romanzo storico questa scelta va ponderata spesso e volentieri: tra i personaggi c’è un rapporto di intimità/affetto sufficiente a giustificare l’uso del “tu”? Come ci si rivolge ai genitori? E ai suoceri? E alle autorità? E ai religiosi? Sono tutte domande che vi porrete ugualmente, certo; ma la lettura di qualche classico vi avrà lasciato un’impronta, come dicevo sopra, e la vostra scelta sarà in qualche modo agevolata.

La lettura ci aiuta anche dal punto di vista lessicale: non solo si amplia il nostro vocabolario nella lingua madre, ma siamo spinti anche a fare qualche riflessione sulla lingua, in particolare, sempre in tema di classici, su parole che ormai sono cadute in disuso o su quelle che sono troppo “giovani” per poter essere utilizzate in un romanzo storico. Per esempio, alcuni termini che si riferiscono a particolari dell’abbigliamento non vengono più utilizzati ai giorni nostri, ma potrebbero servirci se stiamo traducendo un romanzo ambientato nel Medioevo. Viceversa, potremmo essere tentati ad usare un termine che è troppo recente per poter essere adatto al periodo storico in cui è ambientato il nostro romanzo: per esperienza personale, ti posso dire che anche il termine più innocuo del mondo può nascondere un’insidia. Per me, il termine insidioso è stato “schiumarola”. In questo caso la lettura da sola non basta, ma un buon dizionario etimologico abbinato al bisogno a un dizionario dei sinonimi e contrari risolverà senza dubbio la questione.

Per non parlare di tutte quelle cose che tramite la lettura apprendiamo: queste ci tornano utili e ci permettono anche di evitare di mettere su una tavola medievale un piatto di patate, gustoso, per carità… ma tremendamente anacronistico.

La lettura nella lingua straniera

Ovviamente, per un traduttore la lettura in lingua straniera è anche più importante. Gli effetti benefici sono gli stessi della lettura in lingua madre: lessico più ricco, rafforzamento delle regole grammaticali, familiarità con particolari espressioni, conoscenza di rituali che fanno parte della cultura che si esprime attraverso la lingua (per esempio, i rituali del matrimonio, o di un funerale). In generale, la conoscenza della lingua straniera diventa più profonda, entriamo in contatto direttamente con i concetti, così come l’autore li ha espressi, e cominciamo anche a “pesare” la distanza che separa la lingua straniera dalla nostra lingua madre: quali sono le parole non traducibili, perché fanno parte di quella precisa cultura? Come le tradurremmo, quindi? Quali sono i modi di dire che non possiamo rendere in italiano? Che cosa significano? Come renderli? Dobbiamo trovare un corrispettivo che in italiano abbia lo stesso senso, o dobbiamo tradurre letteralmente?

Ovviamente, una maggiore conoscenza della lingua straniera implica che passeremo meno tempo sul dizionario: ormai abbiamo incontrato quel verbo frasale così tante volte che non dobbiamo più cercarlo, e sappiamo che quel modo di dire corrisponde a un proverbio preciso. Sappiamo anche cosa si cela dietro quel modo di dire, se siamo curiosi e facciamo un po’ di ricerche.

Oltre alla soddisfazione della lettura in lingua, abbiamo anche il beneficio di approfondire la conoscenza, e questo sfocia in maniera naturale in una migliore capacità di comprendere il senso di una frase, e di trovare quindi il modo migliore per tradurlo.

La lettura delle traduzioni altrui

Leggere i classici, leggere i libri di autori italiani, leggere in lingua… e le traduzioni degli altri? Ebbene sì, queste ci insegnano il mestiere. La lettura di un testo tradotto, soprattutto se abbiamo davanti un traduttore con anni di esperienza, è molto istruttiva, e la cosa bella è che ci insegna un sacco di cose anche sulla traduzione senza che ce ne accorgiamo. Ti parlerò in futuro di un effetto che ho notato di recente: io lo chiamo “effetto ‘nell’originale era così'”, e ti rimando a quell’articolo perché penso sia interessante parlarti anche di come la traduzione abbia influenzato il mio modo di leggere.

Solo un passatempo?

Essere un traduttore non intacca il piacere che si trae dalla lettura, che continua ad essere uno svago piacevole. Ma è uno svago estremamente istruttivo, che ci fa imparare cose nuove, ci fa acquisire un lessico specifico se leggiamo qualcosa di un particolare settore, e in generale ci aiuta a migliorare le nostre conoscenze linguistiche e culturali. E, soprattutto, ci rende scrittori e traduttori migliori, senza che ce ne rendiamo conto.

E tu cosa ne pensi?


Immagine tratta da Pixabay, modificata con Canva.

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Lettura, scrittura e traduzioni sono le passioni della mia vita. Dal 2015 lavoro come traduttrice freelancer per mettere le mie passioni al servizio della mia vita.

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