Leggere le traduzioni datate: perché dovresti farlo

Leggere le traduzioni datate può davvero essere utile? Secondo me sì, e in questo articolo voglio spiegarti perché lo penso e come sono arrivata a pensarlo.

Piccola premessa: con “traduzioni datate” non intendo le traduzioni fatte all’inizio della carriera. Intendo quelle traduzioni fatte magari 40 o 50 anni fa, che per qualche motivo gli editori ripubblicano così come sono. Certo, è importante secondo me anche rileggersi, ma di questo parleremo la prossima settimana; oggi invece voglio parlarti proprio di quelle traduzioni fatte talmente tanto tempo fa che alcune parole in esse contenute si sono nel tempo modificate o sono proprio cadute in disuso.

Leggere le #traduzioni datate può essere utile? Sì, cento volte sì! Condividi il Tweet

Ma andiamo con ordine!

Leggere le traduzioni datate: antefatto

Qualche anno fa, ho avviato una sfida di lettura con me stessa. L’ho chiamata Gnod Challenge (cliccando su questo link trovi tutte le informazioni al riguardo) e consiste essenzialmente nel leggere tutti gli autori che compaiono nella mappa letteraria di Gnod relativa a un altro autore di partenza.

Gnod è un sito molto carino che ti propone nuovi autori da leggere sulla base di un autore che tu hai indicato; le sue proposte nascono dalla lista di risposte degli altri utenti. Una sorta di “alle altre persone a cui è piaciuto X è piaciuto anche Y: forse potrebbe piacere anche a te”.

La mia autrice di partenza era Jane Austen; ho deciso di togliere dalla mappa che avevo ottenuto da Gnod tutti gli autori che avevo già letto in precedenza e di leggere sono quelli che non conoscevo. Tra questi, c’era Ayn Rand, e di suo ho deciso di leggere La fonte meravigliosa.

Ayn Rand è un’autrice di origine russa, trapiantata negli Stati Uniti, che nel 1943 ha scritto questo romanzo ispirato alla vita di Frank Lloyd Wright, un celebre architetto. Il romanzo è davvero molto bello, sia per la storia che racconta, sia per la caparbietà e fedeltà alle proprie convinzioni del protagonista, sia per la struttura su cui si fonda. Ve lo consiglio assolutamente perché credo che valga davvero la pena leggerlo. È un bel tomo, ma vi assicuro che scorre in maniera molto fluida. La sua mole non vi deve spaventare.

Ebbene, già dalle prime pagine di questo libro ho avuto l’impressione che la traduzione fosse stata fatta diversi anni fa, per diversi motivi: il primo era che lo stile stesso non dava l’idea di essere “contemporaneo”; per fare un esempio, ogni volta che una frase nell’originale iniziava con soggetto he o she, nella traduzione italiana si trovava egli o ella. C’erano poi termini specifici che rendevano la cosa evidente: non si diceva che i personaggi prendevano un taxi, ma un tassì; in quel libro non si scendeva in strada, si scendeva in istrada; e i giornali non dovevano parlare della toeletta della sposa, non del suo abbigliamento.

Potete verificare dalla pagina Wikipedia del romanzo che la traduzione in italiano è ancora quella della prima edizione e risale al 1946; peraltro, nonostante il libro sia stato collocato in una nuova collana da parte dell’editore poco più di una decina di anni fa, la traduzione non ha subito il minimo editing, tanto che le prime pagine del libro sono costellate da alcuni errorini del tipo virgolette del dialogo che si aprono ma non si chiudono e viceversa, punti fermi mancanti alla fine della frase… addirittura ricordo una frase che era una battuta di un personaggio ma mancavano totalmente le virgolette sia all’inizio che alla fine.

All’inizio sono stata infastidita da tutto questo, ma poi ho capito che potevo sfruttare questa lettura per migliorare.

Migliorare come traduttori leggendo una #traduzione del 1946: come? Condividi il Tweet

Leggere le traduzioni datate: riflessione sulla lingua

Una delle prime riflessioni che ho fatto al riguardo è che leggere una traduzione fatta negli anni ‘40 mi poteva insegnare qualcosa sul linguaggio utilizzato. Se dovessi paragonare lo stile di quella traduzione allo stile del libro che sto leggendo adesso (Leggere Lolita a Teheran), mi verrebbe spontaneo dire che la traduzione di La fonte meravigliosa utilizza un registro elevato. In realtà non è propriamente così; non c’era nulla di particolarmente elevato nel romanzo della Rand. A farmi questo effetto è probabilmente il fatto che da quella traduzione sono passati settant’anni e che in questo lasso di tempo ovviamente la lingua si è evoluta, è cambiata, e oggi tendiamo ad associare a uno stile più aulico delle scelte linguistiche che in realtà probabilmente a quel tempo non erano. Inoltre, ci sono alcune scelte di termini che probabilmente oggi non faremmo, a prescindere dagli esempi che ti ho fatto prima; vorrei togliermi infatti la curiosità di tentare la traduzione di una, massimo due pagine dall’originale e confrontarla con quella del 1946, proprio per capire in che cosa sta la differenza, e soprattutto che cosa la causa.

Credo che la riflessione sulla lingua sia importante per un traduttore, e in questo caso diventa molto interessante soprattutto per chi si occupa di traduzione letteraria. Anche per un altro motivo: i personaggi.

Leggere le traduzioni datate: lo studio dei personaggi

I personaggi sono ovviamente il motore di un romanzo, e come ho detto anche nella mia newsletter di marzo in cui parlavo dei dialoghi, il modo in cui si esprimono può rivelare molto di loro. E se ci si trova ad affrontare un romanzo ambientato in periodi storici precisi leggere gli autori che scrivevano in quei periodi, e le eventuali traduzioni che ne sono state fatte, può aiutare molto a orientarsi.

Una traduzione datata come quella di Ayn Rand può aiutarci nel caso di romanzi ambientati durante la guerra, o subito dopo: come si esprimevano i personaggi? Come si rivolgevano gli uni agli altri? Quali parole erano tabù e perché? Quali parole non sono utilizzabili perché troppo recenti? Ha senso usare una parola entrata nel lessico comune magari dieci, vent’anni più tardi solo perché il suo corrispettivo del periodo di riferimento è caduto in disuso? Possiamo usare termini particolari quando i personaggi parlano, anche se ormai questi termini non fanno più parte dell’uso comune? Se scegliamo di farlo, perché? Se scegliamo di non farlo, perché?

È stato molto interessante riflettere sul linguaggio utilizzato anche da questo punto di vista, proprio perché quella traduzione era figlia del suo tempo, e quindi le scelte operate dai due traduttori originali erano dettate anche dalle parole che venivano utilizzate comunemente in quel periodo, e magari erano influenzate dal modo in cui gli autori italiani scrivevano in quel periodo. Quanta parte della caratterizzazione dei personaggi era influenzata da queste scelte, e quanta parte di quella caratterizzazione viene trasmessa al lettore anche grazie a queste scelte?

#Traduzioni datate e #personaggi: due aspetti che possono darci una marcia in più! Condividi il Tweet

Leggere le traduzioni datate: una lettura parallela

Alla luce di queste riflessioni, se mi dovesse capitare di tradurre un romanzo ambientato durante o subito dopo la seconda guerra mondiale, probabilmente farei riferimento a quella traduzione di Ayn Rand come lettura parallela, insieme a libri italiani scritti in quel periodo e, se possibile, altre traduzioni pubblicate nello stesso periodo.

Anche come curiosità personale: credo che un traduttore debba mantenere la curiosità sulla lingua e sulla sua evoluzione, anche nel passato.

Conclusioni

Da quel momento, vedo le traduzioni datate in una maniera diversa; non sono più infastidita, ma anzi, sono piacevolmente sorpresa e cerco di assorbire anche il lato linguistico.

E tu? Ti è mai capitato di leggere una traduzione datata? Ti ha infastidito o incuriosito? E soprattutto: che libro era?

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Lettura, scrittura e traduzioni sono le passioni della mia vita. Dal 2015 lavoro come traduttrice freelancer per mettere le mie passioni al servizio della mia vita.

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