L’effetto “in originale era così”

Da un po’ di tempo, soprattutto per i libri tradotti dall’inglese, mi succede una cosa particolare: mi capita, infatti, che a volte una frase mi faccia pensare che “in originale doveva essere così”. Non sono mai andata a controllare se effettivamente l’originale è come ho immaginato, ma non penso che sia poi importante: quello che conta è l’effetto, davvero strano, che la traduzione ha avuto anche sul mio modo di leggere.

Effetto di una lunga esposizione

Come ti raccontavo nel post Come mi sono innamorata della traduzione, negli anni dell’università e poi nei successivi ho tradotto molte storie amatoriali. Questa esperienza mi è sicuramente servita moltissimo: ho acquisito i meccanismi dei CAT Tools (anche se in realtà per la traduzione letteraria non vanno usati), ho scoperto quali erano le risorse online a cui rifarmi, ho ben chiaro dove andare a cercare una cosa in particolare, ho creato glossari e in generale sono passata da una traduzione “squadrata”, fedele ma che a volte suonava male in italiano, a una traduzione un po’ più libera ma fedele al senso e al significato, che è molto meglio.

Ma quello che chiamo l’effetto “in originale era così” non l’ho mai avuto; la molla è scattata solo con la mia prima traduzione letteraria. Non so spiegare come mai: probabilmente in quel periodo ero ancora troppo novellina e dovevo fare un salto di qualità, per cui ero concentrata su quella sorta di passaggio a un livello più alto. D’altro canto, se ancora avevo difficoltà a capire quando una frase va rovesciata per avere un suono naturale in italiana, come potevo anche solo pensare a risalire a come doveva essere in originale?

Per riprendere l’esempio che ho fatto nel post di cui sopra, sarebbe stato come pretendere di sapere come ci si sente a terminare una maratona dopo aver fatto una corsetta di cento metri.

Penso che la lunga esposizione alla lingua inglese, effetto di anni di traduzioni amatoriali e letture in lingua e in traduzione, abbia poco a poco cementato da una parte la mia capacità – e di riflesso, la mia sicurezza – nella traduzione, e dall’altro mi abbia preparato a questo strano effetto. Che comunque non è affatto spiacevole.

Effetto di una lunga e assidua pratica

L’esposizione non basta, comunque, o almeno non credo sia stato solo questa la causa di questi pensieri: sicuramente, una grossa mano è arrivata anche dalla pratica assidua della traduzione. Tradurre mi è sempre piaciuto, e quindi ho sempre cercato di farlo. Da una parte c’era la soddisfazione di permettere di scoprire storie secondo me bellissime a chi non poteva/voleva leggere in lingua; e dall’altra c’era la consapevolezza che man mano che procedevo tradurre diventava meno difficile, più naturale, e di riflesso anche la qualità stessa del testo ne risentiva in positivo.

Certo, ancora oggi ci sono frasi su cui devo scervellarmi per delle buone mezz’ore, ma è un tipo di scervellarsi diverso. Diciamo che è un po’ come passare lentamente dal correre solo cento metri prima di avere il fiatone al correre la mezza maratona. Tradurre qualcosa ogni giorno mi ha insegnato un sacco di cose, e credo che, in definitiva, sia stato anche questo a permettermi di arrivare alla traduzione letteraria (la maratona vera e propria).

Del resto, è lampante: essere quotidianamente a contattato con una certa lingua influenza la conoscenza che abbiamo di essa, sotto diversi punti di vista, e quando ci si rende conto che a una certa espressione è quasi costantemente abbinata una particolare traduzione (e il relativo confronto con i grandi del mestiere, direi) si è portati a sviluppare una sorta di automatismo. Forse è a questo automatismo che devo l’effetto “in originale era così”. Non saprei; quello che so è che questo effetto ha cambiato il modo in cui leggo e quello in cui traduco, perché il semplice associare le due frasi durante la lettura mi permette poi di ricollegarle quando traduco. E penso che questo migliori la mia traduzione – non tanto il pensiero della frase originale, quanto il capire quando la soluzione di un traduttore esperto potrebbe essere applicata al mio caso.

E se mi sbaglio?

Ovviamente bisogna tenere in conto che il fatto di pensare che in originale la frase poteva essere così non significa che sia vero. Come ti dicevo, non sono mai andata a verificare, un po’ perché reperire il testo originale può non essere semplice, soprattutto se si tratta di letteratura contemporanea, e un po’ perché alla fin fine non credo che sia poi così importante.

Quel tipo di pensiero è del tutto inconscio e fuggevole: è come se, leggendo, mi venisse quest’idea, ma non mi distoglie dalla lettura, così come non mi distoglie dalla lettura quello che chiamo l’effetto “io tradurrei così”, di cui ti parlerò presto. Ho come l’impressione che sia una sorta di incasellamento operato dal mio cervello: ehi, questa è una bella frase che si potrebbe usare come traduzione di questa frase inglese. Segniamocelo e ricordiamolo la prossima volta che ci capita. E si continua a leggere.

Devo aggiungere anche che non è certo un bombardamento continuo: mi capita con qualche frase qua e là, ovviamente non con tutte o leggere sarebbe impossibile, e di solito si tratta di frasi in cui mi sono imbattuta così tante volte che probabilmente le ho ormai stampate in testa. Ma rimane comunque un effetto interessante che, secondo me, testimonia ancora una volta quanto la lettura sia importante nella scrittura e nella traduzione.

E tu? Che effetti ha avuto la traduzione sul modo in cui leggi?


Immagine tratta da Pixabay, modificata con Canva.

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Lettura, scrittura e traduzioni sono le passioni della mia vita. Dal 2015 lavoro come traduttrice freelancer per mettere le mie passioni al servizio della mia vita.

2 comments

    Seguo molte serie tv in lingua originale e quando mi capita di rivedere un episodio in italiano, spesso, mi capita di rimanere perplessa davanti ad alcune scelte di traduzione. Tradurre è una cosa difficilissima, soprattutto quando ci sono di mezzo modi di dire o situazioni culturalmente diverse. Credo che per chi, come te, lo fa con amore e passione sia un esercizio fantastico 🙂

    È verissimo. Diciamo che però a volte ci si trova davanti a veri e propri errori (ricordo una puntata di Law& Order SVU che traduceva “pretend” con “pretendere”… O_O)

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