Imparare dagli errori degli altri per migliorare

Imparare dagli errori degli altri può aiutarci a migliorare e a evitare di incappare nelle stesse trappole. Notare questi errori non è necessariamente una cosa brutta; tutto sta nell’atteggiamento con cui affrontiamo la questione.

Ti sarà capitato di vedere il lavoro fatto da un tuo collega e pensare che qualcosa non ti tornava del tutto; a volte si trattava semplicemente di un approccio diverso, quindi non è detto che alla base ci fosse un errore. Altre volte, invece, c’era proprio un errore, dovuto magari alla disattenzione, alla stanchezza, a quei momenti in cui il cervello si fissa su una cosa ed è difficile correggere il tiro.

Notare queste cose non significa essere presuntuosi; significa semplicemente guardare una cosa con occhi diversi, forse anche con una mente più fresca, e capire quello che all’altra persona è sfuggito per i motivi elencati sopra.

Ovviamente, non sto parlando di sfruttare gli errori degli altri per “ridicolizzarli”. Quello che intendo è semplicemente una presa di coscienza di che cosa può aver portato a commettere quello sbaglio. Se vuoi imparare dagli errori degli altri, non serve a nulla notarli e basta: devi anche riflettere sul perché sono arrivati all’errore e sul come si può evitare. Ti faccio due esempi tratti dalla mia esperienza personale, e che riguardano quindi la traduzione.

Si può#imparare dagli #errori degli altri? Io dico di sì, ma serve l'atteggiamento giusto! #traduzione Condividi il Tweet

Gli errori degli altri: se il contesto ti inganna

Quando traducevo storie amatoriali, mi sono trovata a sistemare una vecchia traduzione fatta da un’altra persona per armonizzarla con le parti nuove di cui mi stavo occupando insieme ad altre due ragazze. Solitamente, mi limitavo a correggere eventuali errori di battitura nella versione italiana, perché mi fidavo della ragazza che se n’era occupata, ma ad un certo punto, mi sono imbattuta in una cosa piuttosto strana.

Nello specifico, i due personaggi si trovano in una camera d’albergo e stanno per andarsene. Ad un certo punto lei chiede a lui se ha preso tutto, e poi, cito testualmente, “controllarono tutto l’albergo”.

Mi sono chiesta per quale motivo controllare tutto l’albergo: se temi di aver dimenticato qualcosa, guardi solo nei posti in cui sei stato; nel caso dell’albergo puoi guardare nella tua stanza, al massimo nelle aree comuni, che però nel testo non venivano citate. Inoltre, mi sembra strano che si possa controllare un intero albergo senza che nessuno ti noti e ti dica niente. Ho quindi deciso di andare a cercare la frase originale e ho così scoperto che i due personaggi checked out the hotel.

In pratica non stavano controllando nulla, stavano svolgendo tutte le operazioni che si fanno quando si parte e si salda il conto dell’albergo.

Sistemata la frase, mi sono chiesta che cosa poteva aver portato la ragazza a commettere questo errore, e non ho trovato altra spiegazione che il contesto. Un personaggio chiede all’altro se ha preso tutto; che cosa faresti se qualcuno ti chiedesse se hai preso tutto? Controlleresti, no? È logico, è naturale. Ti chiedono se hai dimenticato qualcosa e tu ti guardi intorno per accertarti di non aver lasciato niente.

La frase successiva utilizza un verbo che può anche significare controllare, e magari nella fretta la ragazza non ha verificato che cosa potesse significare in quel contesto. Non ha preso in considerazione l’idea che «hai tutto?» potesse semplicemente essere una frase inserita nel testo per dargli naturalezza, che però non aveva effetti sulle frasi successive.

Questo mi ha portato a non dare per scontato niente. Controllare sempre tutto, anche le cose di cui sono più sicura, perché sono proprio quelle in cui si nascondono le trappole più insidiose.

#Imparare dagli #errori degli altri: attenzione al #contesto: e se ingannasse? #traduzione Condividi il Tweet

Gli errori degli altri: se il contesto è tutto

Qualche anno fa, nella pagina Facebook di una traduttrice che seguo molto, è stata pubblicata una fotografia di una pagina di un libro (non chiedetemi quale, non lo ricordo assolutamente e non è nemmeno importante):  l’amministratrice della pagina chiedeva che cosa pensavamo di quella frase.

Si trattava di un personaggio che si metteva under the wheel (se ricordo bene l’espressione originale) e la domanda era: dove si mette esattamente questo personaggio?

Io non avevo ancora iniziato a lavorare nel campo, quindi avevo la tendenza a cercare di dare una soluzione prima di leggere i commenti e vedere che cosa avevano suggerito gli altri. Per riuscire a dirimere la questione ho fatto affidamento sulla riga appena sotto, che nella fotografia risultava tagliata a metà; non si riusciva benissimo a capire che cosa ci fosse scritto, ma con uno sforzo si poteva quantomeno fare un’ipotesi.

Ho lasciato il mio commento, dicendo che vista la frase successiva, in cui si descriveva la macchina che corre lungo la strada, la mia ipotesi era che il personaggio si mettesse al volante, mentre la traduzione diceva che il personaggio si metteva sotto la macchina, come quando si effettua una riparazione.

C’erano poi i vari commenti, in cui si suggeriva che il personaggio si mettesse al volante.

Ebbene, in questo caso il contesto ha dimostrato ancora una volta la sua importanza: se una frase è ambigua, può essere la frase successiva o la precedente ad aiutarci a capire come risolverla; in questo caso, era il fatto che poi la macchina corresse lungo la strada a far capire che il personaggio si era messo al volante, perché personalmente se un personaggio si infila sotto la macchina mi aspetto che debba riparare qualcosa, non che subito dopo si trovi lungo la strada.

#Imparare dagli #errori degli altri: quando il #contesto ti dà una mano #traduzione Condividi il Tweet

Gli errori degli altri: conclusioni

Da una parte, ho imparato a fidarmi più del mio istinto che del contesto: una frase come «hai preso tutto?» può essere usata semplicemente per arricchire il testo, senza che quella successiva sia una sua diretta conseguenza. E ho anche imparato che essere sicura del significato di un termine non significa che quel termine non ne abbia altri dieci, e che il traducente corretto non sia proprio nei significati che io ancora non conosco. In poche parole: essere umile.

Dall’altra parte, ho imparato ad appoggiarmi al contesto per capire meglio il significato di una frase ambigua: e in parte è da questo che deriva il mio metodo di lavoro, ovvero leggere tutto un capitolo in modo da comprenderne l’atmosfera, gli eventi chiave e i dettagli. In poche parole: prendere in considerazione tutto, accettare l’ipotesi più plausibile data da una somma di fattori.

Sono solo esempi, e sono sicura che anche nelle mie traduzioni ci possono essere errori, ma spero possano aver aiutato qualcun altro a evitarli.

E tu, hai notato errori particolari nei lavori altrui? Che cosa hai imparato da questo?

Cosa ho #imparato dagli #errori degli altri: evitare le #trappole, impostare un #metodo, essere umile #traduzione Condividi il Tweet

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Lettura, scrittura e traduzioni sono le passioni della mia vita. Dal 2015 lavoro come traduttrice freelancer per mettere le mie passioni al servizio della mia vita.

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