La favola del giovane povero: il potere delle parole

Il potere delle parole, e di riflesso il potere delle storie che attraverso le parole costruiamo e raccontiamo, è qualcosa su cui chiunque debba scrivere per lavoro dovrebbe riflettere. In realtà, se ci pensi, siamo invitati a riflettere sulle parole anche dalla saggezza popolare: basti pensare al detto c’è modo e modo di dire le cose. Ma che cosa significa a livello pratico il potere delle parole? Voglio condividere con te alcune riflessioni nate dalla lettura che sto facendo al momento.

La favola del giovane povero

“La favola del giovane povero” è il titolo del primo capitolo che Ceram nel suo libro Civiltà sepolte dedica a Heinrich Schliemann. I capitoli dedicati a questa straordinaria figura storica sono meravigliosi, e ti suggerisco di leggerli per diversi motivi: il primo, perché raccontano come si è arrivati a una delle scoperte archeologiche più importanti per la nostra civiltà; il secondo, perché raccontano la forza di un sogno e la volontà di realizzarlo; il terzo, perché se per lavoro hai a che fare con le parole e con le storie puoi trarne diverse riflessioni e diversi insegnamenti.

Schliemann ascoltava da bambino le storie che gli raccontava il padre, e soprattutto i miti raccontati nell’Iliade e nell’Odissea. Quando ricevette un libro illustrato in cui vide il disegno di Troia in fiamme e di Enea che fuggiva con Anchise dalla Porta Scea, chiese a suo padre se tutto quello era davvero andato distrutto. E disse che da grande sarebbe andato in Grecia a cercare Troia e il tesoro di Priamo.

Il suo sogno si realizzò soltanto trentanove anni più tardi, quando, oramai ricco, in grado di parlare diverse lingue straniere e uomo affermato, decise di dedicarsi a quello che per lui aveva sempre avuto più fascino. La scoperta della città di Troia è una delle pagine più emozionanti del libro di Ceram, ed è secondo me una potentissima dimostrazione del potere reale che possono avere su di noi le parole e le storie.

Schliemann trova la città di Troia grazie a ciò che trova nell’Iliade: segue quasi alla lettera le indicazioni del poema, scarta luoghi che non possono corrispondere alla narrazione di Omero, e quando comincia a scavare, perché pensa di aver trovato il luogo che più si avvicina a quello della guerra di Troia, riesce nell’incredibile impresa di trovare non una sola città, ma dieci strati diversi di cittadelle distrutte e poi ricostruite sulle rovine. E uno dei tesori più inestimabili al mondo: il tesoro di Priamo.

E tutto grazie al suo sogno di bambino e alle storie omeriche che così tanto lo avevano affascinato.

Il potere delle parole

È evidente che non tutte le storie possano avere il risultato straordinario che ha avuto l’Iliade su Schliemann. Però c’è una cosa su cui riflettere: se l’Iliade fosse stata raccontata diversamente, se nelle versioni lette dal padre a Heinrich bambino ci fosse stata una svista di traduzione o una cattiva interpretazione, se non ci fosse stato qualcosa nelle parole che compongono il poema a invischiare così tanto il suo lettore, oggi avremmo tra i patrimoni dell’umanità il sito archeologico della città di Troia?

Probabilmente sì, ma forse il tesoro di Priamo, i dieci strati di Ilio e in generale le scoperte successive che dobbiamo a questo straordinario studioso sarebbero ancora sepolti.

È ovvio anche che non si possa scrivere qualsiasi cosa pensando a cosa potrebbe farne il lettore. Certo è che “la favola del giovane povero” è sicuramente un insegnamento sulla cocciutaggine, sul desiderio di riuscire e soprattutto sulla fiducia incrollabile che Schliemann riponeva nelle parole omeriche, tanto da affidarsi all’Iliade quasi come oggi usiamo una guida turistica: può far sorridere il pensiero di Heinrich che calcola con l’orologio il tempo necessario a correre da una collina a un promontorio. Ma è anche una scena estremamente rivelatrice di quello che vi ho appena detto: una fiducia assolutamente incrollabile nelle parole.

Certo, l’idea che qualcuno possa fidarsi così tanto di ciò che scriviamo o di ciò che traduciamo può essere spaventosa. Ma è anche una bellissima lezione sul potere del linguaggio e delle storie, e su come sia necessario scegliere sempre al meglio le parole da usare, e non perché c’è modo e modo di dire le cose, ma perché quando scriviamo o quando traduciamo dobbiamo fare in modo che chi legge capisca davvero quello che va capito e trasmesso. Anche se significa sfruttare un’ambiguità voluta, perché spesso nell’ambiguità c’è la ricchezza di pensiero, sia di chi scrive sia di chi legge.

C’è modo e modo di dire le cose

È così che voglio intendere questo detto popolare: come traduttrice, molto spesso mi trovo davanti a decine di significati per lo stesso termine, e spesso tra questi significati passano piccole sfumature, a volte quasi impercettibili. Questo non significa affatto che la scelta sia facilitata, anzi! Ma in questo c’è anche il fascino del mio lavoro: come posso rendere la differenza che una frase può dare al significato di house e di home? Come posso trasmettere con le parole tutta la ricchezza che sta nella differenza tra la mia lingua e la lingua dell’autore che sto traducendo? Che cosa voglio che succeda a chi legge la mia traduzione? A chi legge quello che scrivo? Che cosa voleva davvero trasmettermi l’autore? Come faccio a trasmetterlo senza tradire il significato originario? Come posso essere sicura di esserci riuscita? Le parole che sto usando che immagine creano nella mente di chi le leggerà?

Le parole hanno un potere, le storie possono averne uno quasi magico, in alcuni casi in grado di cambiare il mondo. Quello che diciamo, quello che scriviamo e quello che leggiamo ha un effetto su di noi e su chi ci circonda di cui dovremmo tenere conto. E a volte forse non lo facciamo abbastanza. Forse a volte consideriamo un solo modo di dire le cose, ma se ci fermassimo a riflettere ne troveremmo altri, forse più difficili, ma anche più efficaci.

Io mi riprometto di farlo.

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Lettura, scrittura e traduzioni sono le passioni della mia vita. Dal 2015 lavoro come traduttrice freelancer per mettere le mie passioni al servizio della mia vita.

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