Difficoltà, apertura e crescita

Difficoltà e crescita personale e professionale vanno di pari passo. L’apertura mentale davanti alle difficoltà, e alle critiche che da queste difficoltà possono derivare, è uno degli aspetti che più ci aiuta a ottenere una crescita.

Apertura mentale per la crescita personale: le #difficoltà nella #traduzione ci fanno crescere Condividi il Tweet

In passato, è stato proprio grazie all’apertura mentale che sono riuscita a superare certi scogli nella traduzione. All’inizio, per esempio, ero molto più rigida; lo ero sia in come traducevo, nel rispetto della struttura o della punteggiatura scelta dall’autore, sia in come affrontavo le critiche o le osservazioni fatte sui testi che avevo prodotto in questo modo. Avevo la tendenza infatti ad arroccarmi sulle mie posizioni, senza riuscire a trovare il modo di trarre il massimo dalle cose che mi avevano messo in difficoltà e dai commenti di chi aveva letto le mie traduzioni e, anche senza conoscere il testo originale, faceva delle osservazioni. C’è stato un momento preciso che ha cambiato le cose, a partire dal quale ho smesso di arroccarmi e ho cominciato a riflettere e trarre successivamente delle conclusioni.

Che cosa sbagliavo all’inizio?

Se hai letto il mio post su come mi sono innamorata della traduzione, saprai già che ho iniziato traducendo storie amatoriali, che sono state una vera e propria palestra e che hanno poi costruito la capacità grazie a cui oggi traduco narrativa. Come ti ho già detto, all’inizio rispettavo ossessivamente la struttura, la punteggiatura scelta dall’autore, al punto da sentirmi in dovere di giustificare qualsiasi scelta implicasse l’omissione di un aggettivo ridondante o lo spostamento di un gerundio per esempio.

Ricordo che quel primo fine settimana passato sul capitolo di una storia che avremmo tradotto poi in quattro fu particolarmente stressante; da una parte non avevo ancora gli strumenti per capire come muovermi, non avevo una tecnica, non avevo un metodo, e dall’altra temevo il giudizio della persona a cui poi avrei spedito la mia traduzione. Per questo motivo allegai al capitolo tradotto un file di testo pieno zeppo di note in cui giustificavo, non spiegavo, tutte le scelte che avevo fatto per tradurre in un certo modo. Sì, ero molto insicura, e credo sia stata anche questa insicurezza a portarmi ad essere sempre un po’ sulla difensiva.

Più sei #insicuro e più ti metti sulla difensiva davanti alle #critiche. L'apertura mentale ti renderà un #traduttore migliore Condividi il Tweet

Fino a quando, a un certo punto, le cose sono cambiate. Avevo pubblicato la traduzione di una storia breve in cui il protagonista vede che la sorella si sta preparando per uscire con un ragazzo. Le chiede chi sarà, ma la ragazza glissa, fa finta di niente, cambia discorso, fino a quando suona il campanello e il protagonista scopre che il ragazzo con cui uscirà sua sorella è un suo amico. A questo punto gli dice qualcosa come «you’re so dead». Ho riflettuto un bel po’ su questa espressione, senza trovare però una soluzione che fosse per me soddisfacente e che allo stesso tempo potesse essere detta da un ragazzo di circa vent’anni. Non la risolsi molto bene, e una lettrice mi fece notare che in effetti si sentiva tantissimo quello era un calco. È stato in quel momento che il mio atteggiamento ha cominciato a cambiare: se prima avevo ricevuto osservazioni discutibili, anche su cose accettate dall’Accademia della Crusca e per cui ero abbastanza sicura, o che vertevano su una scelta lessicale giustificata dal testo originale, questa era un’osservazione molto circostanziata, che mi diceva che sostanzialmente dalla mia traduzione si riusciva a risalire alla frase in inglese.

Che cosa è cambiato?

Da quel momento in poi ho iniziato a riflettere su ogni osservazione che ricevevo, cercando di capire il punto di vista del lettore senza però perdere di vista il testo originale, che era quello a cui dovevo la maggiore “lealtà”. Se un’autrice voleva dire che un personaggio non voleva iniziare una conversazione, lo faceva per un motivo ben specifico e strettamente legato alla caratterizzazione di quel personaggio, per cui in quel caso non potevo dire “fare conversazione”, perché il timore del personaggio era quello di fare una domanda banale di cui non gli interessava particolarmente la risposta, ma che avrebbe potuto suo malgrado avviare una conversazione che non voleva.

Se però il lettore riesce in qualche modo a capire che cosa è stato scritto in origine, qualcosa non va: vuol dire che si è persa la naturalezza, che in quella scena particolare era fondamentale perché era la prima reazione del protagonista che scopriva che l’aspirante fidanzato di sua sorella era un suo amico.

Certo, non nascondo che da quel momento in poi alcune osservazioni sono rimaste comunque “inascoltate”: posso tentare di capire che cosa il lettore vuole dirmi, vedere se la sua osservazione si adatta al testo originale e mantenere comunque la mia idea. Questo non significa che la mia traduzione è perfetta, significa semplicemente che ho rivisto i passaggi che mi hanno portato a fare una certa scelta e, anche se rimangono comunque perfettibili, sono comunque abbastanza convinta. Ci sono poi le osservazioni che non hanno particolarmente senso, come quelle che segnalano errori grammaticali che in realtà non esistono, e queste non meritano più che un rapido accertarsi che non ci sia sfuggito veramente un errore.

Le #critiche al tuo lavoro e a quello dei tuoi colleghi possono aiutarti a #crescere, anche quando si rivelano infondate Condividi il Tweet

E tutto questo non riguarda solo le osservazioni che vengono fatte a me. Ho cominciato ad avere un’attenzione maggiore verso le osservazioni fatte alle traduzioni dei colleghi; penso sia capitato a chiunque di noi di leggere una recensione che massacra la traduzione. Ora, può scappare l’errore: dopotutto, siamo pur sempre umani, e credo che in questo caso la critica possa starci. Diverso è il caso in cui non viene criticato un errore, ma una scelta, che il traduttore ha fatto sicuramente dopo numerose riflessioni, considerazioni che magari non renderà mai note e, magari, anche dopo essersi consultato con l’autore: leggendo Dire quasi la stessa cosa, di Umberto Eco, scopriamo che Eco aveva l’abitudine di trasmettere ai suoi traduttori nelle varie lingue pagine e pagine di note sul libro che sarebbe stato tradotto, proprio allo scopo di chiarire i punti che secondo lui potevano creare più confusione o essere più oscuri.

Oggi, di fatto, quando leggo un’osservazione o una critica su una traduzione, che sia stata fatta da me o da altri, cerco sempre di capire da che cosa nasce e se è giustificata, e trovo che questo mi aiuti un sacco a mettermi nei panni di chi leggerà le mie traduzioni. Ovviamente, è impossibile che nessuno trovi niente da ridire; ma capire che cosa c’è dietro quel qualcosa da ridire è fondamentale ed è un ottimo esercizio sia per la propria crescita personale sia per l’autostima.

Nel dubbio, leggo!

Certo, aspettare che qualcuno faccia una critica alla mia traduzione o andare a cercare le critiche che vengono fatte alle traduzioni dei miei colleghi non è un buon modo di procedere; quantomeno, non è sufficiente a determinare un miglioramento o una crescita. Per questo rimane fondamentale la lettura, un tipo di lettura un po’ più critica sia dei testi tradotti che dei testi scritti da autori italiani. In questo modo si può ottenere da una parte il modo in cui gli altri traduttori hanno reso certe strutture, e provare a intuire che critica potrebbe essere mossa, e soprattutto se ce n’è lo spazio; dall’altra, leggendo i testi contemporanei italiani si può avere un polso più realistico della lingua che viene scritta e che viene parlata. A volte è stata proprio la lettura a fornirmi soluzioni per delle traduzioni che non mi soddisfacevano, termini per cui non riuscivo a trovare un traducente che mi sembrasse adatto nel contesto, o che fosse nuovo, perché magari era un termine che si ripeteva in diverse pagine e avevo bisogno di un sinonimo.

Nel dubbio #leggo per diventare una #traduttrice migliore: le scelte degli altri guideranno anche le mie! Condividi il Tweet

Il dizionario è fondamentale, sempre, ma i libri, stranieri e italiani, sono il contorno ideale.

Conclusioni

Hai avuto anche tu critiche e osservazioni che prima non accettavi e che poi però ti hanno fatto riflettere? Ti va di condividere che cosa è successo, qual è stato il momento in cui le cose sono cambiate?

 

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Lettura, scrittura e traduzioni sono le passioni della mia vita. Dal 2015 lavoro come traduttrice freelancer per mettere le mie passioni al servizio della mia vita.

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