Ascoltare per tradurre meglio

Ascoltare per tradurre meglio: sembra scontato, ma secondo me non lo è affatto.

Una delle cose che più ha rivoluzionato il mio metodo di lavoro è proprio l’ascoltare. Nell’articolo in cui ti ho raccontato come lavoro, ti ho detto anche che una parte del mio metodo consiste nel fare una traduzione “preliminare” a voce alta. All’inizio non facevo così; mi limitavo a scrivere la traduzione dopo averla “ascoltata” solo mentalmente. A metà del primo romanzo che ho tradotto, Come Cenerentola, ho deciso di provare a tradurre a voce alta, e il risultato mi è piaciuto così tanto che ho deciso di continuare a farlo.

Ed ecco perché ho deciso di dedicare un articolo all’arte di ascoltare.

Perché ascoltare aiuta a tradurre meglio?

In realtà, ascoltare non aiuta solo a tradurre meglio: aiuta anche a scrivere meglio. Il motivo secondo me è presto detto. Infatti, ascoltare qualcuno che legge a voce alta, leggere a voce alta noi stessi o ascoltare un programma televisivo o radiofonico (non linciatemi!), o anche solo ascoltare qualcuno che chiacchiera accanto a noi in autobus, ci permette di “fare l’orecchio”, cioè ci aiuta a comporre poi frasi che siano il più possibile naturali.

Nell’ultima newsletter che ho inviato, in cui parlavo di dialoghi e di come tradurli, ho insistito molto sul fatto che ascoltare è fondamentale per riuscire a dare ai dialoghi la giusta naturalezza ed evitare che chi li legge si ritrovi a pensare “ma come parla questo?”. In realtà, ascoltare è importante non solo nella traduzione dei dialoghi, lo diventa anche per la traduzione in generale. Vero, forse nel caso della traduzione tecnica la sua importanza diminuisce un poco; ma non è detto. Prova a pensare all’ultimo manuale di istruzioni che hai avuto tra le mani: immagina che qualcuno ti legga quelle istruzioni mentre tu esegui. Se fossero complicate da capire, se fossero confusionarie o semplicemente contorte, tu che ascolti come reagiresti?

Certo, è sicuramente una questione di chiarezza, cosa che in un manuale di istruzioni è più fondamentale che mai. Ma non sempre chi legge il manuale è quello che poi esegue; ed è in questo caso che, leggendo a voce alta la propria traduzione, ci si rende immediatamente conto della chiarezza della frase.

Se è vero quindi che ascoltare aiuta tantissimo nella traduzione della narrativa, perché ci permette di avvicinarci il più possibile alla lingua parlata (sempre che lo scopo dell’autore non sia proprio quello di essere poco chiaro, contorto o ambiguo), è anche vero che alcune traduzioni tecniche possono trarre giovamento dalla pratica della lettura a voce alta. Il concetto di base è molto semplice: se leggo questa frase a voce alta, che cosa capisco?

Come ascoltare ha aiutato me

Lo confesso: io faccio parte di quel gruppo di persone che quando legge, anche se in silenzio, lo fa come se leggesse a voce alta. In pratica io sento nella mia mente la mia voce che legge il brano, rispettando le pause dettate dalla punteggiatura e dando l’intonazione corretta alle frasi (o almeno ci si prova). È anche per questo motivo che io soffro molto gli errori di punteggiatura, proprio perché mentalmente non riesco a non assegnare a una virgola o a un punto il giusto valore.

Per quanto sia convinta che leggere rimanga fondamentale per tradurre bene, so che però non mi è bastato. Quando ho cominciato a leggere a voce alta le mie traduzioni sia prima di metterle su carta che dopo, nella fase di revisione, mi sono resa conto che a volte facevo un uso troppo massiccio degli avverbi in-mente, che a volte ripetevo troppo spesso lo stesso termine nel giro di diverse righe, che a volte la costruzione della frase era troppo pesante e che a volte semplicemente la frase “non suonava bene”.

Pensaci: quando dici che una frase non ti suona bene, in concreto che cosa intendi?

Per me è soprattutto quando la frase risulta poco naturale, qualcosa che normalmente non diremmo. Qualcosa che non mi capita spesso di sentire.

Leggere a voce alta mi ha aiutata a snellire il linguaggio, il che non vuol dire fare tagli sul testo originale, ma trovare il modo più corretto e insieme più naturale di esprimere nella mia lingua la frase originale.

Ma la lettura, secondo me, può spingersi anche oltre: sto parlando infatti della lettura a voce alta del testo originale, cosa che in narrativa può fare la differenza per la traduzione. Pensiamo infatti alle consonanze, alle assonanze, al ritmo: tutte cose che possiamo riprodurre con una lettura silenziosa, ma che a voce alta fanno tutt’altro effetto. Nel suo libro Dire quasi la stessa cosa, Umberto Eco racconta della traduzione che lui stesso ha fatto di Sylvie, di Gérard de Nerval: ebbene, Eco riporta un brano in cui i pensieri del personaggio sono resi in prosa sotto forma di settenari. Eco racconta anche di come ha poi cercato di mantenere il ritmo dato dai settenari anche nella traduzione. È evidente che una cosa di questo genere è una scelta precisa dell’autore, che decide di incastrare i pensieri del suo personaggio in un particolare verso poetico; è evidente anche che una scelta di questo tipo, nel momento in cui il traduttore se ne accorge (Eco dimostra anche che non è stato così per tutti), deve essere rispettata, e questo significa non solo creare dei settenari in italiano, ma anche far sottostare le scelte dei termini da usare al ritmo che si deve ottenere. In un caso come questo, ritengo che la lettura a voce alta del testo originale possa rivelarsi importantissima.

Sì, ma cosa ascoltare?

Diciamo che ti ho convinto e che hai deciso di usare la lettura a voce alta per la tua prossima traduzione. Che cosa ascoltare per migliorarla?

Come dicevo più sopra, la lettura a voce alta sia del testo originale che della traduzione che ne abbiamo fatto è secondo me imprescindibile.

Ma ci si può allenare: l’allenamento migliore è ascoltare ogni volta che si può la lingua viva, il che vuol dire ascoltare come parla un certo personaggio televisivo, ascoltare come parlano i conduttori radiofonici, ascoltare il linguaggio utilizzato nel cinema e nelle serie televisive. E ascoltare le persone. Sono tutte pratiche che secondo me aiutano a riconoscere le frasi che ci “suonano meglio” e quelle che invece ci fanno storcere il naso.

Un altro aiuto fondamentale secondo me arriva dagli audiolibri, sia in lingua straniera che in lingua italiana. Pensiamo infatti alla traduzione di un romanzo storico ambientato nel Settecento: non importa che sia stato scritto in quel periodo storico, quello che importa è che è ambientato in quel periodo. Ascoltare un audiolibro di un classico della letteratura italiana scritto in quel periodo ci può aiutare a capire diverse cose, tra cui l’uso del tu e del voi, per fare un esempio banale. Se invece stiamo traducendo un romanzo ambientato ai giorni nostri, oltre a ascoltare tutte le cose che ho elencato sopra, anche l’audiolibro di un libro uscito di recente ci può tornare utile.

E tu che cosa ne pensi?

E tu cosa mi racconti? Leggi a voce alta le tue traduzioni? Se sì, perché? Ascolti gli audiolibri? Hai notato dei miglioramenti nel tuo lavoro da quando lo fai? Raccontami tutto!

Ti invito inoltre a iscriverti alla mia newsletter: questo mese infatti parlo dell’argomento che secondo me chiude la triade perfetta, ossia leggere, ascoltare e osservare. Alla prossima!

Published by
Lettura, scrittura e traduzioni sono le passioni della mia vita. Dal 2015 lavoro come traduttrice freelancer per mettere le mie passioni al servizio della mia vita.

2 comments

    Ciao! Sono in totale accordo!
    Oggi la traduzione è diventata sporadica nella mia vita lavorativa, soprattutto insegno, ma è il mio primo grande amore. Mi sono rivista nelle tue parole, per anni ho curat la traduzione di un fumetto dal francese e la naturalezza nel risultato finale era indispensabile. La mia sfida più grande!
    Ti seguo!

Rispondi