Produttività per negati: il Metodo Pomodoro

Metodo Pomodoro: una vera e propria svolta per me, procrastinatrice e distratta cronica. Essere costretta a concentrarmi per 25 minuti sulla stessa cosa mi ha permesso di aumentare notevolmente la mia produttività. In questo post, che inaugura Produttività per negati, ti parlo un po’ di come va usato, di come mi ha aiutata e del perché avrà il mio amore per sempre.

Che cos’è la Tecnica Pomodoro

Forse ne avrai sentito parlare: la Tecnica Pomodoro è stata ideata da Francesco Cirillo quando, da studente, si rese conto che era necessario sfruttare meglio il tempo e organizzare lo studio per avere buoni risultati. Usando un timer da cucina a forma di pomodoro, da cui il nome del metodo, stabilì di sfruttare 25 minuti per lo studio, concentrandosi solo su quell’attività, seguiti da una pausa di 5 minuti. Durante il “pomodoro”, cioè l’unità da 25 minuti, non è consentito distrarsi: non si può rispondere al cellulare, alle chat di facebook, a skype, non si può giocare a Candy Crush. Si lavora e basta (certo, imprevisti ed emergenze permettendo). Nei 5 minuti di pausa invece non è consentito lavorare, quindi puoi rispondere al cellulare, a skype, alle chat di facebook, ma Candy Crush ti conviene sempre lasciarlo perdere. Ogni 4 pomodori (ovvero 2 ore in totale, mini-pause comprese) puoi fare una pausa più lunga, di 15 minuti. Continua a leggere

Dentro al mio planner: la sezione “Progetti”

Una delle cose che ho capito dopo i primi mesi da freelancer è che senza organizzazione e senza pianificazione non si va da nessuna parte. È importante sapere che cosa devi fare, quali sono le scadenze, fiscali e non, che si stanno avvicinando, e soprattutto avere ben chiaro come sta andando. Ho quindi deciso di affidarmi a un planner e di organizzare meglio tutti gli aspetti della mia attività.

In questa serie di post, ho intenzione di presentarti che cosa c’è dentro il mio planner e di spiegarti perché secondo me è importante tenere sott’occhio ogni aspetto del lavoro. Continua a leggere

Riflessioni sulla traduzione dei classici

Premessa: no, non ho mai tradotto un classico. No, non sono ancora all’altezza di Dickens o della Austen. Sì, spero un giorno di poterlo fare.
E allora perché ti parlo della traduzione dei classici, ti chiederai giustamente? Be’, lo scorso ottobre ho partecipato a un corso organizzato dalla Bottega di traduzione editoriale (corso molto interessante che consiglio, se la traduzione ti interessa!). Una delle lezioni di questo corso è consistita nell’analisi delle traduzioni dei partecipanti: ci sono stati inviati 4 diversi testi via email, noi li abbiamo tradotti e inviati alle organizzatrici, che li hanno analizzati e li hanno usati come base per l’ultima lezione, in cui si parlava appunto delle soluzioni più felici e di quelle meno riuscite delle nostre produzioni, e del perché le soluzioni erano buone o no. Continua a leggere

Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione, di Umberto Eco

Questo articolo è il primo di una serie che mi sta molto a cuore: si tratta dei libri che fanno parte della mia “biblioteca del traduttore”, ovvero di quei libri che, secondo me, un traduttore deve leggere e conoscere. Se ti interessa sapere che cosa sto leggendo al momento, puoi iscriverti alla mia newsletter: in fondo, infatti, troverai le copertine dell’ultima traduzione pubblicata che ho realizzato e del libro che sto leggendo, e che recensirò il mese successivo.

Questo mese, ti parlerò di Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione di Umberto Eco. Continua a leggere